Pastel de nada
I prezzi delle case in Portogallo hanno raggiunto un nuovo massimo storico nel 2025. Ma raccontare la crisi abitativa è sempre più difficile: in questa newsletter ci aiuta la fotografia
Ciao!
Questa è Ibérica – Una finestra sull’altra penisola, la newsletter che una volta a settimana ti porta in Spagna e Portogallo senza prendere l’aereo.
Nelle puntate precedenti: la canzone razzista che è diventata lo slogan di una campagna in Portogallo e una rotta migratoria sottovalutata.
In questa: un modo diverso di guardare alla crisi abitativa in Portogallo e, soprattutto, a Lisbona.
Iniziamo!
Nel 2025, i prezzi delle case in Portogallo hanno raggiunto per tre volte il loro massimo storico, una volta a trimestre. In attesa dei dati degli ultimi tre mesi dell’anno, che potrebbero battere un nuovo record, secondo l’ultima rilevazione dell’Istituto nazionale di statistica (INE), l’Indice dei prezzi delle abitazioni è cresciuto del 17,7% su base annua: il valore più alto registrato dall’inizio della serie, nel 2009, e la conferma di una dinamica che dura ormai da circa dieci anni, ovvero dal secondo trimestre del 2015.
Inizia così uno degli ultimi pezzi che ho scritto per SKYTG24: si intitola, appunto, “La crisi abitativa in Portogallo tocca nuovi record”.
È un articolo che avrei potuto scrivere almeno altre tre volte nel 2025 e tante, tante altre nell’ultimo decennio. Avrei potuto fare lo stesso anche per la Spagna, anno più, anno meno.
(In questo caso, l’ho fatto perché sono usciti un paio di report interessanti, uno dell’Ocse e uno del Banco de Portugal, che spiegano perché il problema è così profondo e le soluzioni così inefficaci.
C’entrano un grande numero di residenze secondarie (anche in cattivo stato), le scarse tasse sulla proprietà, la povertà energetica, i salari bassi, la turistificazione e la domanda estera: è spiegato meglio qui).
Questo per dire che tutte le crisi abitative si somigliano, alle volte solo in alcune cause, ma quasi sempre nei risultati. E anche, nel modo in cui le raccontiamo.
Scrivo da tempo di crisi abitativa in Europa e sono arrivata alla conclusione che, come per il cambiamento climatico, i numeri non ci toccano più. O almeno, non quanto dovrebbero.
La mancanza di un posto dove vivere è un problema così grande (non come il cambiamento climatico, ovvio, ma comunque) che non riusciamo a prendere le misure giuste, a sentirne la profonda ingiustizia e a trasformarla in azione.
Ci sono molti modi per uscire da questa impasse. Tornare alle storie delle persone e iniziare da lì (non posso spiegare quanto sia aumentata la mia sensibilità su questo tema da quando vivo a Barcellona e leggo con frequenza dei numerosi sfratti che ci sono in città e delle persone che li subiscono).
Per la newsletter di oggi, ne ho scelto un altro: la fotografia di Jamila Baroni e in particolare le sue serie Pastel de nada e Lisboa Luta. Baroni vive a Lisbona, dove insegna italiano a persone straniere e, come artista e attivista, porta avanti progetti fotografici legati ai temi della città e delle lotte sociali.
Spero che questa intervista e questa selezione delle sue opere possa aiutarti a sviluppare uno sguardo critico e attento su quello che succede a Lisbona (e altrove).

Come nasce il progetto Pastel de nada e come si è evoluto tra il 2020 e il 2026?
Pastel de nada è un progetto artistico e fotografico nato dal desiderio di raccontare le contraddizioni che ho vissuto e osservato negli ultimi anni a Lisbona, e che continuo a incontrare quotidianamente.
Come in molte città europee, anche qui i cambiamenti sociali ed economici si sono intensificati a un ritmo sempre più accelerato, rendendo sempre più visibili e tangibili processi di gentrificazione, turistificazione, disuguaglianza sociale, razzismo e una profonda crisi abitativa.
Il titolo nasce da un lapsus: Pastel de nada, un “dolce di niente”, che evoca perfettamente l’immagine di una città sempre più patinata, venduta come desiderabile e accogliente, ma al tempo stesso svuotata di senso, di relazioni e di possibilità per chi la vive.
Il progetto si sviluppa attraverso una serie di cartoline turistiche apparentemente convenzionali, ma in realtà profondamente contraddittorie. Ogni immagine è accompagnata da uno slogan ironico e promozionale, che riprende il linguaggio della comunicazione turistica; sul retro, però, un breve testo svela l’altro lato della città: quello nascosto, più crudo e amaro, fatto di esclusione e precarietà.

Attraverso la serie Lisboa Luta hai documentato numerose manifestazioni tra il 2019 e il 2023. Mi concentrerei su quelle sul diritto alla casa: quali sono le rivendicazioni, gli slogan, l’atmosfera delle proteste? Hai qualche aneddoto da condividere?
Se Pastel de nada nasce principalmente dai miei percorsi quotidiani nelle strade di Lisbona, Lisboa Luta nasce invece dall’attivismo e dalla partecipazione diretta alle lotte sociali: manifestazioni, proteste, eventi benefit, assemblee popolari.
Molte delle battaglie documentate sono comuni a quelle di altre città europee, e la principale è senza dubbio quella per il diritto alla casa. Lo slogan ricorrente è “Casas para todas e todos!”, ma le rivendicazioni vanno oltre: fermare gli sfratti senza alternative, difendere gli spazi sociali e culturali, garantire il diritto delle persone a rimanere nei propri quartieri.
Negli ultimi anni sono nati diversi gruppi che lottano per l’applicazione reale di questo diritto e per offrire sostegno concreto alle persone sotto sfratto o minacciate dalla demolizione della propria casa. Alcuni sono più strutturati e legati a partiti politici, altri sono collettivi indipendenti come Habita e Stop Despejo. Altri ancora nascono con obiettivi specifici, come il movimento per il referendum sulla casa o quello contro la realizzazione di un hotel di lusso nel convento del quartiere di Graça.
Di quest’ultimo porto con me un ricordo molto tenero: durante la prima assemblea popolare per fermare il progetto, circa un anno fa, venne presentato un progetto alternativo ideato da un gruppo di bambini. Bambini che, forse ancora più degli adulti, vivono le conseguenze di spazi urbani che non sono pensati sui loro bisogni.
Cosa ti ha portato a Lisbona e cosa ti fa rimanere?
A Lisbona sono arrivata per amore. Della città.
La prima volta è stato quasi per caso, nel 2018, durante un viaggio con un gruppo di fotografi. Pochi giorni, forse una settimana, sono stati sufficienti per farmi emozionare e farmi sentire nel “posto giusto per me”. Un anno dopo stavo già completando il mio trasferimento.
In questi sei anni la città mi ha dato molto e, in qualche modo, anche attraverso le mie fotografie, ho cercato di restituire qualcosa. Ma oggi Lisbona è una città diversa e questo mi porta inevitabilmente a pormi una nuova domanda: cosa mi fa rimanere? È una domanda aperta, a cui sto ancora cercando di rispondere.
In che altri modi Lisbona ha ispirato la tua pratica fotografica e artistica?
Vivere in un luogo nuovo ha il potere di generare energia e curiosità, ma nel mio caso sono state soprattutto le relazioni umane che ho avuto la fortuna di costruire a Lisbona a rappresentare una fonte di ispirazione fondamentale. Più che semplici stimoli creativi, queste relazioni sono state una possibilità profonda di condivisione.
Lisbona mi ha fatto capire che arriva un momento in cui il legame con un luogo diventa responsabilità: la necessità di fare qualcosa, anche di piccolo, perché quel luogo sia più accogliente e più sicuro, prima di tutto per chi lo abita, che sia nato qui o che sia arrivato da altri paesi.

Pensi che l’arte e la fotografia possano essere utili per comprendere la crisi abitativa?
Per me l’arte ha inevitabilmente un significato politico, sia come documento storico sia come strumento capace di trasmettere un messaggio in modo diverso.
L’arte può attirare la nostra attenzione, commuoverci, farci ricordare e riflettere, ma anche sorprenderci e farci sorridere attraverso l’ironia. Sempre più spesso la realtà supera l’immaginazione: i titoli delle cartoline di Pastel de nada sono slogan che esistono davvero e che vengono continuamente proposti fino a convincerci della loro correttezza nel descrivere la città.
Tutto il resto, le conseguenze dirette e sconvolgenti dell’attuale disuguaglianza sociale, viene così relegato a semplici “danni collaterali”.
Puoi trovare altre foto delle serie Pastel de nada e Lisboa Luta sul sito di Jamila Baroni.
Dall’archivio di Ibérica
Una selezione di newsletter passate sul tema della crisi abitativa in Spagna e Portogallo:
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Il governo spagnolo ha approvato un decreto per regolarizzare le persone migranti arrivate in Spagna prima dello scorso 31 dicembre, se prive di precedenti penali. La misura potrebbe interessare circa 500mila persone: in Spagna le persone irregolari sarebbero più di 800mila, la maggior parte proveniente dall’America latina. Il decreto è il frutto di un accordo tra i socialisti, guidati dal primo ministro Pedro Sánchez, e il partito di sinistra radicale Podemos. La proposta, tuttavia, viene da un’iniziativa di legge popolare avanzata da un gruppo di associazioni di persone migranti che negli ultimi anni ha raccolto più di 700mila firme per poi arenarsi per mancanza di sostegno da parte della politica istituzionale. (Il tempismo, dal mio punto di vista, è significativo: a fine 2025 Sánchez ha perso l’appoggio del partito indipendentista Junts e chiesto ai suoi ministri di farsi venire idee per promuovere iniziative che non passino dal parlamento, dove non avrebbe i voti assicurati per far passare le misure che vorrebbe, come è successo proprio martedì nel caso del decreto omnibus. La regolarizzazione non passerà dal parlamento, perché è un decreto reale. Sánchez ha inoltre bisogno di recuperare i rapporti con altri partiti, come in questo caso Podemos, di nascondere il prevedibile fiasco del decreto omnibus e distogliere l’attenzione dal caos ferroviario degli ultimi giorni. Ma di nuovo, questa è solo la mia lettura e seguiranno approfondimenti).
A proposito di caos ferroviario: un rapporto preliminare sull’incidente di Adamuz indica che il principale fattore che avrebbe causato l’incidente sarebbe la rottura di una delle saldature che univano due segmenti di una rotaia.
La procura spagnola ha archiviato l’indagine per molestie contro il cantante Julio Iglesias, dicendo che è fuori dalla sua giurisdizione: i fatti sarebbero avvenuti infatti nelle ville che il cantante possiede nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas e le denuncianti non hanno la cittadinanza spagnola.
Almeno sei persone sono morte in Portogallo nelle ultime ore a causa della tempesta Kristin. Le zone più colpite sono quelle di Santarém, Lisboa, Coimbra e Leiria: circa 400mila persone sono rimaste senza elettricità, molti edifici sono distrutti e le strade interrotte.
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A presto,
Roberta








Articolo molto interessante, mi sono iscritta alla newsletter 😉
Complimenti, magnifico articolo Roberta Cavaglià! Sempre molto sensibile a questi temi...
Con affetto e stima,
Giovanni