Morire a Formentera
È quello che succede a sempre più persone che dalla costa dell'Algeria si imbarcano per raggiungere la Spagna: la rotta del Mediterrano occidentale è sottovalutata, ma letale
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Nelle puntate precedenti: il best of Ibérica 2025 e una canzone razzista che è diventata lo slogan di una campagna in Portogallo.
In questa: una rotta migratoria sottovalutata per anni che nel 2025 è cresciuta, sia per numero di arrivi che di vittime.
Iniziamo!
“Ha sedici anni, è mio fratello. Quel giorno dovevo partire con lui, ma non ci sono riuscito perché c’è stata una retata nell’edificio in cui lavoravo come muratore e mi hanno deportato nel deserto”.
A parlare è M. B., un cittadino maliense che ha condiviso la sua esperienza con il team di Caminando Fronteras, l’ong spagnola che dal 2002 si occupa di segnalare alle autorità la presenza di barche e gommoni in transito verso la Spagna e di aiutare le famiglie delle persone migranti a ritrovare i loro cari dispersi in mare.
“Ci ho messo molto a tornare ad Algeri e quando ci sono riuscito mi hanno detto che mio fratello era salito sulla barca, ma non avevano più avuto notizie”.
M. B. ha provato a chiamare gli amici del fratello, ma i telefoni sono tutti spenti. All’inizio pensava che fosse finito in carcere: oggi pensa che sia morto durante la traversata, come è successo ad altre 1.037 persone che nel 2025 sono partite dalle coste algerine per raggiungere la Spagna.
Negli ultimi trent’anni, la maggior parte degli arrivi irregolari in Spagna si è concentrata nelle isole Canarie. L’anno scorso, tuttavia, il numero di partenze dall’Algeria verso la costa meridionale della Spagna e, soprattutto, verso le isole Baleari è aumentato: una persona migrante su cinque tra quelle arrivate in Spagna nel 2025 l’ha fatto passando per questo arcipelago.
“Ho perso la speranza di poterlo trovare in Algeria”, conclude M.B. “Ma non so come dire a mia madre che il suo figlio più piccolo è scomparso”.

Nel 2025, il numero di persone migranti arrivate in maniera irregolare in Spagna è diminuito lungo tutte le rotte via mare, tranne una, la più sottovalutata: la rotta algerina.
Come ho spiegato in uno dei miei ultimi articoli per SKYTG24:
“La rotta che parte dalle coste dell’Algeria (anche chiamata rotta del Mediterrano occidentale) è stata storicamente percorsa da cittadini algerini e, in proporzioni minori, da siriani e palestinesi.
Nel 2025, l’ong segnala la presenza di persone provenienti dalla Somalia, dal Sudan e dal Sudan del Sud, trasformando l’Algeria da luogo di partenza a Paese di transito per le persone provenienti dall’Africa orientale”.
La Somalia sta vivendo una grave crisi umanitaria: dal 1991, il governo somalo è in un conflitto armato con il gruppo jihadista Al Shabab e due regioni separatiste. Anche il Sudan, immerso in una guerra civile dal 2023, sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, con oltre 13 milioni di sfollati, secondo Medici Senza Frontiere. Infine, nel Sudan del Sud, l’accordo di pace raggiunto dopo la guerra civile (2013-2018) è fragile a causa delle sistematiche violazioni dei diritti umani da parte sia delle forze governative che dei gruppi di opposizione, come avverte Amnesty International.

Non si tratta di una rotta nuova, quindi, ma che secondo l’ong ha subito una “continua invisibilizzazione” che ha contribuito a farla diventare una delle più pericolose per chi la attraversa, specialmente nel tratto che va verso le isole Baleari.
Solo a metà settembre 2025, infatti, il governo spagnolo ha dichiarato lo stato di emergenza migratoria nell’arcipelago, stanziando fondi per assistenza sanitaria, alloggi temporanei e servizi di base.
In totale, 2.683 persone hanno raggiunto Formentera e 482 sono arrivate a Ibiza, cifre particolarmente significative in se pensiamo alle dimensioni di entrambe le isole. Maiorca ha registrato 4.029 arrivi e Minorca 11.

Stando all’ultimo report di Caminando Fronteras, “il calo registrato sulla rotta atlantica non implica uno spostamento di queste persone verso quella del Mediterraneo occidentale: si tratta di circuiti migratori completamente diversi”.
La diminuzione del numero di persone migranti che arrivano alle isole Canarie è da ricondurre soprattutto agli accordi firmati dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e dall’Unione europea con la Mauritania.
Il principale vale oltre 500 milioni di euro (210 milioni dall’Unione e 300 dalla Spagna), fondi destinati a frenare l’immigrazione verso le coste spagnole, ma anche a investire nel settore energetico e nelle infrastrutture.
Nella pratica, questi accordi si traducono, in molti casi, in detenzioni forzate e deportazioni.
Come ha documentato un’inchiesta coordinata da Lighthouse Reports, in Mauritania le persone migranti vengono trasportate contro la loro volontà e lasciate nel deserto o in altri luoghi remoti e inospitali, spesso al confine con Paesi vicini, dove rischiano di morire di fame e di sete. Il tutto, con il sostegno di fondi europei e risorse (sia economiche che in termini di mezzi, intelligence e personale) provenienti dalla Spagna.
Un’altra inchiesta del giornale spagnolo El Salto ha rivelato inoltre che in Mauritania sono stati aperti a metà ottobre 2025 due centri di detenzione per migranti finanziati dalla Fundación para la Internacionalización de las Administraciones Públicas, un’agenzia per la cooperazione internazionale che dipende dal Ministero degli esteri spagnolo.
Dall’archivio di Ibérica
Due newsletter per conoscere meglio la rotta atlantica (quella che continua a percorrere la maggior parte delle persone che vogliono raggiungere la Spagna) e una per conoscere meglio la storia della più famosa isola delle Baleari, Ibiza:
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Sei davvero brava Roberta e scrivi molto bene. Complimenti. Articolo davvero interessante.