Brutta strega
La storia della stregoneria in Portogallo è un po’ diversa da come la immaginiamo, come dimostra il lavoro dell’artista multimediale Lola Ramos, tra tuniche, ricami e mostri
Ciao!
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Nelle puntate precedenti: i diversi fronti giudiziari che si sono aperti intorno a Pedro Sánchez e il dibattito sul destino del monumento più visitato in Spagna.
In questa: breve storia della stregoneria portoghese, che è molto diversa da come potresti immaginarla.
Iniziamo!
A Trás-os-Montes si dice che, nelle notti di nebbia, le streghe si mettano lungo i bordi dei fiumi a lavare vestiti e cantare.
Pochi chilometri più in là, sulle sponde del Minho, si dice che vivano fattucchiere che si trasformano in ragazze o serpenti per attrarre marinai e giovani curiosi.
In Alentejo, pochi sfiderebbero la Bruxa de Évora, la strega di Évora, per timore della sua conoscenza della magia araba e celtica.
Queste sono alcune delle streghe del folklore portoghese individuate dall’artista multimediale Lola Ramos nelle sue ricerche.
Nonostante quello che si potrebbe pensare, però, il contesto portoghese è molto distante dalle narrazioni più familiari sulla caccia alle streghe in Europa, spesso legate al passato dei Paesi protestanti.
Le ho chiesto di spiegarmi perché, in questa intervista.
Come è nato il tuo interesse per la figura della strega a livello artistico?
Il mio primo progetto personale, Monstruosidades Diárias (2016), riguardava appunto la figura del mostro, inteso come “Altro”: l’essere che releghiamo nell’ombra, ma che la dice lunga su noi stessi e noi stesse. Ho dedicato alcuni anni a quella ricerca e, col passare del tempo, mi sono interessata sempre di più al legame tra mostri e donne, entrambi storicamente emarginati dalle norme di una società patriarcale e androcentrica.
Da lì, il cammino verso la figura della strega mi è sembrato quasi inevitabile, perché la strega è, per molti versi, il mostro femminile per eccellenza.
Nel Secondo sesso, Simone de Beauvoir sostiene che la donna sia costruita come l’Altro in relazione all’uomo, che occupa la posizione del soggetto universale. Per me, il “mostruoso femminile” nasce proprio da questa consapevolezza: la mostruosità non come qualità intrinseca, ma come qualcosa che viene prodotto da uno sguardo particolare.
Nel mio lavoro, il “mostruoso femminile” diventa un modo per riappropriarmi di quello sguardo. Mi interessa allontanarmi dalla versione idealizzata della femminilità ed esplorare invece quelle qualità che storicamente sono state etichettate come indesiderabili, grottesche, eccessive o spaventose. Nella mia pratica artistica, ciò si manifesta spesso attraverso l’ibridazione tra donne e mostri, la trasformazione del corpo femminile e un confronto con l’inconscio, con la paura e con il trauma.
Invece di chiedermi cosa ci sia di mostruoso nelle donne dal punto di vista della società, mi interessa esplorare cosa significhi la mostruosità all’interno delle esperienze e dell’immaginario delle donne stesse.
Come riassumeresti la storia della stregoneria in Portogallo, che è l’argomento a cui hai dedicato la tua tesi di dottorato? Cosa la rende unica?
Il Portogallo era, e per molti versi lo è ancora, un paese profondamente plasmato dal cattolicesimo. L’Inquisizione avrebbe quindi dovuto essere molto potente qui, giusto? Quel che ho scoperto è che le streghe non erano, in realtà, l’obiettivo principale dell’Inquisizione.
Il Sant’Uffizio era molto più interessato a monitorare e controllare l’ortodossia religiosa, in particolare tra i “nuovi cristiani”, ovvero le persone ebree che erano state costrette a convertirsi al cattolicesimo. Le autorità si concentravano nell’individuare di pratiche che consideravano “prove” del persistere della fede ebraica e nel “correggere” di quelle che vedevano come devianze. A causa della forte presenza cattolica nel Paese, inoltre, l’idea della strega come adoratrice del diavolo non è mai diventata dominante come lo è stata in altri contesti.
Le persone accusate di stregoneria in Portogallo erano spesso cattoliche praticanti e molti degli incantesimi e dei rituali riportati nei documenti inquisitoriali integravano elementi cattolici, come invocazioni a santi, alla Madonna o Gesù, ma anche preghiere e formule liturgiche. Trovo questo aspetto particolarmente affascinante perché mette in discussione molte delle nostre convinzioni su come si presenta storicamente la stregoneria.
Un altro aspetto interessante è il modo in cui la Chiesa portoghese propendesse per un approccio fortemente catechistico: di solito, infatti, chi praticava la magia veniva condannato a ricevere un’istruzione religiosa più approfondita, oltre a subire talvolta punizioni fisiche e spirituali. Era la stessa logica che si applicava a livello coloniale: espandere l’impero portoghese e, allo stesso tempo, diffondere il cattolicesimo il più lontano possibile. Ciò ha dato vita a scambi costanti tra culture, credenze e pratiche rituali diverse.
Il Brasile ne è forse l’esempio più chiaro: lì, i documenti dell’Inquisizione testimoniano l’incontro tra tradizioni cattoliche, pratiche indigene e conoscenze spirituali africane, generando rituali unici.
Alcune delle figure che mi hanno colpito di più sono state proprio quelle legate a questi scambi, come gli schiavi che ricorrevano alla magia per cercare di affrontare la violenza coloniale o il caso di una donna che fu esiliata in diversi paesi dell’impero, accusata di stregoneria e di esercitare un’influenza negativa sulle altre donne.
Parlami della tua prima mostra, O Diabo, a Bruxa e Deus Todo Poderoso (Il diavolo, la strega e Dio onnipotente), che si è tenuta a Lisbona nell’agosto del 2025: come l’hai ideata, quali opere hai esposto e che tipo di esperienza hai offerto al pubblico?
Quando ho trovato lo spazio in cui organizzarla, un’antica cisterna medievale all’interno di un ex monastero, mi sono resa conto che le opere a cui stavo lavorando erano piuttosto piccole rispetto alle dimensioni dell’ambiente. Ho iniziato quindi a riflettere su come occuparlo al meglio e su come creare un dialogo con esso.
L’opera di apertura è Hábito Penitencial Perpétuo (Abito penitenziario perpetuo): un grande indumento ricamato che si ispira ai sambenitos, i vestiti indossati dalle persone condannate dall’Inquisizione. Sul tessuto ho deciso di ricamare i nomi di tutte le donne accusate di stregoneria che ho trovato durante le mie ricerche negli archivi dell’Inquisizione: in totale sono più di 500. Sapevo fin dall’inizio che non l’avrei finito prima dell’inaugurazione, così ho deciso di continuare a ricamarlo durante la mostra: una scelta che ha finito per arricchire l’esperienza del pubblico, sia per l’atto in sé che per la possibilità di conversare mentre visitavano lo spazio.
Un’altra opera è Sortilégios (Sortilegi): un lungo tavolo su cui sono appoggiati oggetti che ho raccolto in diverse parti del Portogallo e che rimandano a incantesimi, rituali e pratiche magiche. È stato un modo per tradurre la ricerca d’archivio in un’esperienza fisica e visiva. Accanto a queste installazioni di grandi dimensioni ho esposto anche piastrelle in ceramica, ricami e un’animazione basata sull’iconografia storica della stregoneria.
Durante le visite guidate a colpirmi è stato soprattutto il numero di persone che hanno collegato questi temi alle proprie storie familiari. Molti hanno parlato di nonne, madri o altri parenti che conoscevano credenze, rimedi e rituali simili a quelli presentati nella mostra. Persino i nomi ricamati sul sambenito spesso suonavano loro familiari, poiché erano nomi di amici, parenti o persone che conoscevano.
Per approfondire:
Un video per conoscere meglio Lola Ramos e la sua produzione artistica;
Alcuni dei suoi consigli di lettura:
“John Berger e Laura Mulvey, nei loro libri, che esplorano i modi in cui la cultura visiva è strutturata dal punto di vista maschile. Un altro libro che è stato particolarmente importante per me è stato Idoli di perversità di Bram Dijkstra, che esamina le rappresentazioni delle donne nell’arte alla fine del XIX secolo: mi ha aiutato a comprendere come la femminilità sia stata associata alla mostruosità, al pericolo, all’eccesso e alla degenerazione all’interno di molte tradizioni artistiche”.
Aggiungo anche Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne di Jude Ellison S. Doyle e il mitico Calibano e la strega di Silvia Federici.
Per chi, come me, avrebbe bisogno di un po’ di incoraggiamento per finire il Secondo sesso, consiglio questi episodi del bookclub di teoria femminista di Jennifer Guerra.
Dall’archivio di Ibérica:
Di ceramica e azulejos:
Un’altra artista lisboeta da conoscere:
📚 La Spagna è diversa: ne parliamo insieme?
Martedì 30 giugno presento il libro a Cardano al Campo (Varese): ci vediamo alle 21:15 al circolo Quarto Stato;
Mercoledì 1 luglio alle 18:30 mi trovi alla Biblioteca di Vinovo (Torino);
Giovedì 2 luglio parlo del libro al circolo Margot di Carmagnola (Torino): iniziamo alle 21h;
Domenica 5 luglio sono alla Festa dell’Unità di Monza: la presentazione è alle 18h allo spazio Libraccio insieme all’autore Franz Foti (qui il programma completo);
Se sopravvivo, lunedì 6 luglio sarò a Roma: appuntamento alla libreria L’Altracittà alle 18:45, con me ci sarà il giornalista Simone Cosimi.
Se ti fa piacere ospitarmi (da settembre in poi), scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
Se non potrai esserci ma il libro ti incuriosisce, puoi recuperare qui la presentazione che ho fatto a inizio giugno a Materia (Castronno): grazie ancora a VareseNews per l’invito!
👋 È tutto per oggi!
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A presto,
Roberta








Leggendoti pensavo alla Sicilia dove la "stregoneria" popolare convive con il cattolicesimo ancora oggi. Io stessa, da piccina, ho visto una vecchia zia fare un ritarello contro il malocchio, abbastanza diffuso nell'entroterra madonita, in cui si citavano i santi, tra cui ricordo San Giuseppe. Una caratteristica forse condivisa da molte altre culture mediterranee...
Interessante il lavoro di Lola Ramos, comunque. Grazie per averlo condiviso!