Santa Famiglia
La visita di Papa Leone XIV in Spagna ha riacceso il dibattito sul destino di uno dei suoi monumenti più visitati e controversi: la Sagrada Familia
Ciao!
Questa è Ibérica – Una finestra sull’altra penisola, la newsletter che una volta a settimana ti porta in Spagna e Portogallo senza prendere l’aereo.
Nelle puntate precedenti: due registi da tenere d’occhio e un breve riassunto dei diversi fronti giudiziari che si sono aperti in Spagna.
In questa: perché il 2026 è un anno fondamentale per il monumento più visitato della Spagna (e per le persone che abitano nello stesso quartiere).
P.S. La prossima settimana torniamo in Portogallo, promesso!
Iniziamo!
È Barcellona ad avere il monumento più visitato di tutta la Spagna o è questo monumento, la Sagrada Familia, ad avere la città ai suoi piedi?
Questa è la domanda a cui dovranno rispondere, a breve, il Comune e i suoi abitanti.
Il 2026 è infatti un anno importantissimo per la chiesa più famosa di Barcellona, per vari motivi.
Il primo è che in questi giorni è stata una delle tappe del viaggio di Papa Leone XIV in Spagna, motivo per cui su alcune app sono apparsi annunci di balconi in affitto fino a 450 euro al giorno.
Non solo: a inizio anno è stata completata la costruzione della torre di Gesù Cristo, che con i suoi 172,5 metri l’ha resa la chiesa più alta del mondo.
Il 2026 è inoltre il centenario della morte del suo architetto, Antoni Gaudí, investito da un tram a pochi minuti a piedi dalla sua creazione e morto in ospedale tre giorni dopo, il 10 giugno del 1926.
Ma finiti i festeggiamenti, Barcellona dovrà affrontare una scelta. Ecco quale:
Approfitto di questa newsletter per condividere un po’ di curiosità che ho scoperto facendo ricerca per scrivere e girare questo video e per rispondere a qualche dubbio che ho letto nei commenti:
Quando Gaudí morì, era stato completato solo il 15% della basilica: la cripta, quattro torri e la facciata della Natività. 15% è anche la percentuale del PIL di Barcellona prodotta dal settore del turismo.
L’ingresso alla Sagrada Familia ha iniziato a essere a pagamento dopo le Olimpiadi del 1992, anno in cui Barcellona ha iniziato la sua trasformazione in destinazione turistica. Nel 2025 la basilica ha venduto 4,8 milioni di biglietti, generando 134 milioni di euro di ricavi: 113 sono stati destinati direttamente ai lavori.
Prima negli anni Sessanta e poi negli anni Settanta e Novanta, numerosi architetti ed intellettuali chiesero la fine dei lavori. Dall’inizio degli anni Duemila, il centro del dibattito non è più tanto la necessità del completare il monumento (e come) quanto trovare un modo limitare l’impatto del turismo di massa sulla mobilità, il commercio e la vita degli abitanti del quartiere.
È il monumento più visitato in Spagna, anche se solo il 10% dei barcellonesi nel 2011 dichiarava di esserci entrato. Nel tempo, la gestione della basilica ha cercato di colmare questo divario favorendo gite scolastiche, visite di ordini professionali e giornate di porte aperte. Per tutto il 2026, chi abita a Barcellona ha uno sconto del 50% sul biglietto di ingresso.

Sul progetto della scalinata, traduco un paio di estratti da questo articolo di El País (che ha al suo interno delle ricostruzioni grafiche incredibili):
“La Junta Constructora [l’ente privato che dirige i lavori della Sagrada Familia] è determinata a realizzare la scalinata, il che comporterebbe la demolizione delle abitazioni degli isolati situati di fronte alla chiesa, le più vicine a soli 20 metri. I suoi responsabili sostengono che fosse l’idea originale di Gaudí e che debba essere rispettata.
(...)
I residenti, dal canto loro, sostengono che Gaudí non abbia progettato il viale. Nel 2018 hanno reso pubblico un documento del Ministero della Cultura, risalente al 1975, che assicura che l’architetto non abbia progettato né la scalinata né il viale di accesso. Inoltre, sostengono che sin dall’inizio dei lavori esistevano già delle case di fronte alla futura facciata della Gloria: è quanto rivelano le mappe storiche della città.
I residenti sostengono che il progetto del portale della Gloria non sia firmato da Gaudí, ma dai successori dell’architetto. Nei primi schizzi del tempio firmati da Gaudí (1885), sia la facciata che le scale si trovano all’interno dell’isolato, entro i limiti della superficie del tempio.
Nei progetti successivi, del 1906 e del 1916, la scalinata esce dai confini del tempio, con i due isolati in questione divisi in due. Nel 1916, Gaudí disegnò le superfici che, secondo lui, dovevano essere lasciate libere per garantire le prospettive visive ideali per osservare la sua opera. L’architetto contemplava già la scalinata verso via Mallorca.
Nel 1925, quando il Comune di Barcellona approvò il piano urbanistico del quartiere Sant Martí, nessun terreno venne riservato per ampliare la chiesa. (...) Antoni Gaudí morì nel 1926 sapendo che il piano del 1925 non avrebbe incluso il viale”.
Le negoziazioni tra il Comune, la chiesa e gli abitanti sono in corso e dovrebbero terminare a inizio 2027, prima delle elezioni municipali previste a maggio.
Se e dove verranno ricollocati gli abitanti non è ancora chiaro, anche se è possibile che venga costruito un nuovo edificio su un terreno acquistato nel 2019 a un isolato dalla basilica.
Per approfondire:
Durante la sua visita in Spagna, il Papa ha incontrato quattro vittime di abusi da parte di membri della Chiesa. Se vuoi approfondire il tema, qui trovi un estratto di un pezzo che ho scritto per SKYTG24 sull’argomento:
“Un giorno diede appuntamento a me e un mio amico nel convento della parrocchia dei Carmelitani Scalzi di Cadice, nel pomeriggio. Con molta discrezione ci portò nella cripta della chiesa, dove sono sepolti i frati. Lì c’era un divano, sul quale invitò a sederci: pensai che andassimo a pulire o a vestire i santi, ma si spogliò e iniziò a baciare il mio amico, con cui si era visto altre volte”, ha aggiunto l’intervistato, che all’epoca aveva 12 anni. Il sacerdote, José Luis Zurita Abril, tentò di abusare sessualmente di lui, ma il ragazzo si mise a piangere.
(...)
Quello degli abusi di Abril è solo uno dei casi raccolti dal 2018 a oggi dalla redazione di El País: a oggi, le vittime sono più di 3.109 e gli aggressori 1.621. Ma i numeri reali potrebbero essere molto più alti: una ricerca stima che l’1,13% della popolazione spagnola, pari a circa 440mila persone, abbia subito violenze da parte di un membro della Chiesa. Dal canto suo, la Conferenza episcopale spagnola ha riconosciuto finora poco più di ottocento casi”.
In questa newsletter, la gender editor di El País, Isabel Valdés, riflette sul passaggio della Spagna dal nazionalcattolicesimo imposto dalla dittatura franchista allo Stato aconfessionale che (in teoria) è, a partire dal discorso che il Papa ha pronunciato all’interno del parlamento:
“Mi sembra semplicemente sbagliato che il Papa parli nella sede della sovranità popolare perché sono convinta che le religioni non dovrebbero occupare quello spazio oppure mi sembra sbagliato che lo faccia lui perché so (o credo di sapere) che non saranno invitati leader di altre maggioranze o minoranze religiose né, ovviamente, leader di movimenti sociali che non hanno nulla a che vedere con la religione ma sì con il benessere e la dignità di coloro che quell’istituzione rappresenta?
(...)
Perché [i parlamentari] hanno applaudito per 6 minuti 48 secondi dopo che il Papa aveva detto loro con calma da un leggio che non spetta a lui, ma che spetta a lui dire “una parola serena e ferma” e quella “parola serena e ferma” è stata definire “cultura dello scarto” il diritto all’aborto e all’eutanasia?”.
Di tutte le notizie sulla visita del Papa in Spagna - Leone XIV che visita il porto che è il simbolo della rotta canaria, che viene abbracciato da un detenuta, oltre a confessare di essere del Real Madrid -, la mia preferita è questa. El Papa y el Papi.
📚 La Spagna è diversa: ne parliamo insieme?
Tra fine giugno e inizio luglio sarò in Piemonte e Lombardia (e forse anche in Emilia-Romagna e Lazio!) per altre presentazioni, appena ho qualche dettaglio in più aggiorno questa sezione.
Se ti fa piacere ospitarmi, scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
🗞️Rassegna stampa:
“Mi pare di sentire risuonare la voce di mia madre arrabbiata quando mi diceva: «sembra che la Spagna sia solo paella e flamenco» e poi «quando sentivo dire che le spagnole erano ‘calienti’» mi veniva il voltastomaco. E finalmente ecco un libro, breve, una sorta di pamphlet, che parte proprio dalla distruzione dei soliti stereotipi per andare a fondo nella realtà di un Paese. E lo fa con dati, lo fa con storie, lo fa con l’attenzione giornalistica che merita l’argomento trattato”.
Felice che La Spagna è diversa sia tra i sette libri per la primavera scelti dalla traduttrice Sara Cavarero.
👋 È tutto per oggi!
Se non l’hai ancora fatto, iscriviti a Ibérica: esce una volta a settimana e dentro trovi pezzi di approfondimento, rassegne stampa e contenuti selezionati da Spagna e Portogallo.
A presto,
Roberta




