I due Javier
In Spagna li chiamano Los Javis: quest’anno hanno ottenuto il premio per la miglior regia a Cannes. Una vittoria che è anche quella di un settore, l’audiovisivo, sottovalutato, ma in crescita
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Nelle puntate precedenti: un partito che rivendica il diritto all’allegria, mantenendo il suo programma denso di contenuti.
In questa: due registi spagnoli da tenere d’occhio.
(A proposito: tra le altre cose che sto tenendo d’occhio, per usare un eufemismo, ci sono i diversi fronti giudiziari che si sono aperti in Spagna nelle ultime settimane. Arriva a breve una newsletter dedicata: nel frattempo, puoi recuperare:
il mio intervento su Newzgen, il canale di informazione di Alanews, in onda su YouTube e Twitch;
l’intervista che mi ha fatto Francesco Massardo per Giornale Radio ieri sera.
Sabato sarò invece ospite del programma di Radio24 “Amici e nemici” tra le 8:45 e le 9 di mattina).
Iniziamo!
“Ho una brutta notizia per tutti quelli che pensano che faremo un passo indietro nei nostri diritti come persone LGBT”, ha detto Javier Ambrossi dopo aver ricevuto venti minuti di applausi per La bola negra.
“Noi siamo qui per restare”, ha aggiunto.
Una promessa che vale sia per la comunità che per los Javis, il duo di registi di cui Ambrossi fa parte insieme a Javier Calvo e che quest’anno ha ottenuto il premio alla miglior regia al Festival di Cannes.
Ispirato all’omonimo romanzo incompiuto del poeta Federico García Lorca, La bola negra è il loro lasciapassare verso il successo internazionale.
Ma anche, una vittoria per l’audiovisivo spagnolo, un settore a lungo sottovalutato, sia in patria che all’estero, pronto a dimostrare di cosa è capace.
“Cannes quest’anno è fuori di testa. In che senso i giudici di Drag Race Spagna sono in lizza per la Palma d’oro?”, si chiedeva un utente di X a pochi giorni dal festival.
Perfetti sconosciuti all’estero, los Javis, come li ha soprannominati la stampa spagnola, nascono entrambi come attori, per poi diventare registi, sceneggiatori, produttori e anche conduttori televisivi.
Dei due, Calvo è inizialmente il più conosciuto: debutta all’età di undici a teatro per poi unirsi al cast della serie adolescenziale di culto Física o Química (al pari dei Cesaroni in Italia), in cui interpreta Fer, un ragazzo omosessuale.
Nel 2010 i due si conoscono e iniziano una relazione sia sentimentale che professionale che li porta a lavorare insieme a La llamada, un musical teatrale che diventa in poco tempo un successo nazionale e internazionale, al punto che nel 2017 esce la versione cinematografica (disponibile su Netflix).
L’anno dopo è il momento di Paquita Salas: anche in questo caso, da webserie pubblicata sulla piattaforma di streaming Flooxer, la serie viene acquistata e distribuita da Netflix e si trasforma in un prodotto di culto (a livello di produzione di meme e frasi indimenticabili, al pari del nostro Boris).
Nello stesso periodo, Ambrossi e Calvo fanno parte del corpo docente del talent show musicale Operación Triunfo: dal 2021 presentano anche Drag Race Spagna, la versione nazionale di RuPaul’s Drag Race, un reality che si basa sulla competizione tra drag queen nato negli Stati Uniti nel 2009.
“Se non avessi partecipato a Drag Race, non avrei mai potuto scrivere la frase ‘il travestitismo è la fantasia della possibilità, mentre la guerra è esattamente il contrario’.(...) Ogni passo che abbiamo fatto ci ha portato qui. La nostra intuizione ci ha portati qui”, ha affermato Calvo in un’intervista, citando una battuta di La bola negra.
Dopo Paquita Salas, i due passano a ideare, produrre e dirigere serie drammatiche, tra cui Veneno, che racconta la storia di Cristina Ortiz Rodríguez, personalità televisiva, sex worker e modella, diventata un’icona per le persone trans in Spagna tra gli anni Ottanta e Novanta.
Ma anche, nel 2023, La Mesías, alla quale qualche anno fa ho dedicato un’intera newsletter perché è semplicemente incredibile (disponibile in Italia sulla piattaforma MyMoviesONE):
Una promessa
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“Lorca non è un miraggio o un’idea: era una persona. E Federico García Lorca è stato assassinato perché era frocio1 ”, ha affermato Ambrossi in un’intervista, dando luogo a non poche controversie.
Federico García Lorca è stato un poeta e drammaturgo della “generazione del 27”, un gruppo di artisti che portarono in Spagna il simbolismo, il futurismo e il surrealismo. Era omosessuale e repubblicano e per questi motivi venne catturato e fucilato dai franchisti nel 1936. I suoi resti non sono mai stati ritrovati.
“È impossibile separare un autore come Federico García Lorca dai suoi desideri intimi. Si è detto che la sessualità di Federico non conta, ma come può non contare se tutte le sue opere teatrali parlano della sua sofferenza amorosa, della sua paura, della sua impossibilità di avere figli”, ha aggiunto Calvo.
“La bola negra è una storia d’amore perché gli amori di Lorca sono stati messi a tacere. Quando l’ABC pubblicò Los sonetos del amor oscuro, tolse ‘oscuro’. L’amore oscuro è qualcosa che va rivendicato perché è stato tenuto nascosto, nell’ombra. Molti prodotti per il cinema e il teatro su Lorca sono stati pensati da un punto di vista eterosessuale ed è un bene che la sua figura sia stata mantenuta in vita e rivisitata. Tuttavia, penso che il Federico queer sia assente nell’arte del nostro Paese”, ha continuato Calvo.
Ai due Javier, l’ispirazione per il film viene dalla pièce teatrale La piedra oscura di Alberto Conejero, che racconta la storia d’amore tra Lorca e il calciatore, attore e soldato repubblicano Rafael Rodríguez Rapún.
La narrazione, però, va oltre questa relazione, intreccia tre piani temporali diversi (1932, 1937 e 2017) e coinvolge attrici come Glenn Close, nei panni di una studiosa della storia della Spagna (alter ego di un ispanista che esiste davvero, Ian Gibson), e Penelope Cruz, che interpreta una cantante di varietà.
“Volevamo che fosse un film di grande respiro per dimostrare che le storie LGTBIQ+ possono essere di grande impatto e non rivolgersi solo a un pubblico di nicchia”, ha spiegato Calvo, specificando che i tre attori protagonisti (Guitarricadelafuente, Milo Quifes e Carlos González) sono omosessuali. “Non volevamo cedere i ruoli principali ad attori etero solo perché si tratta di una grande produzione, come succede di solito”, ha aggiunto.
Calvo e Ambrossi si considerano “compagni di Rodrigo Sorogoyen e alunni di Pedro”, gli altri due registi spagnoli in gara a Cannes quest’anno.
Sorogoyen ha diretto infatti El ser querido (che ha una trama molto simile al film norvegese Sentimental Value) ed è conosciuto in Italia per la serie Dieci capodanni, mentre il Pedro a cui fanno riferimento è Almodóvar, alla sua settima partecipazione al festival, questa volta con Amarga Navidad.
Ma avere tre film spagnoli a Cannes è l’eccezione, non la regola. Già nel 2013, un articolo di EL PAÍS si chiedeva cosa mancasse al cinema d’autore spagnolo per avere più fortuna all’estero e, in particolare, a questo festival.
Tredici anni dopo, la produttrice María Zamora ha provato a dare una risposta, anzi tre:
“Si è notato un cambiamento nell’ICAA [l’ente responsabile del cinema all’interno del Ministero della Cultura], che da alcuni anni ha iniziato a sostenere di più il cinema d’autore. C’è, inoltre, un ricambio generazionale tra registi, produttori e tecnici. Guardiamo anche molto di più all’estero: si co-produce di più e si cercano molto attivamente modi per esportare”.
La quarta, e una delle più importanti, riguarda il budget: El ser querido è costato 6,5 milioni di euro, mentre sia Amarga Navidad che La bola negra hanno superato gli 11 milioni. In media, nel 2025 un film spagnolo costava invece 2,8 milioni di euro.
I primi segnali di questa rinascita si vedevano già l’anno scorso, quando Sirāt di Oliver Laxe aveva vinto il premio della Giuria e in concorso c’era anche Romería di Carla Simón (di cui ho parlato qui).
E dietro le quinte non ci sono solo i fondi pubblici, ma anche grandi aziende private. Due su tutte: Movistar, il braccio audiovisivo della multinazionale di telecomunicazioni Telefónica, che ha prodotto Sirāt, Amarga Navidad e La bola negra e Netflix, che nel 2019 ha aperto a Tres Cantos, vicino a Madrid, il suo più grande centro di produzione in Europa.
“Siamo arrivati fin qui grazie al nostro lavoro, non perché siamo famosi. E questo fa stare bene il mio regista interiore”, ha concluso Ambrossi, ricordando la frase che ha detto Thierry Frémaux, delegato generale del festival, al loro arrivo:
“Benvenuti a Cannes”.
Per approfondire:
Ambrossi è anche un ottimo conduttore di podcast e un avido lettore. Il risultato è un prodotto che apprezzo molto, Esta noche libro: questa è una delle mie puntate preferite;
Uno dei protagonisti del film La bola negra è il cantante Guitarricadelafuente: se non lo conosci, ti consiglio di iniziare da questo album;
Calvo e Ambrossi hanno assicurato che continueranno a lavorare insieme (probabilmente a un nuovo progetto in inglese), nonostante si siano lasciati: insieme hanno trovato, come ha scritto uno dei due in questo pezzo (in spagnolo), “il modo meno ortodosso di essere ex”.
📚 La Spagna è diversa: ne parliamo insieme?
Oggi, venerdì 29 maggio, ci vediamo a Trieste: sarò alle 18h alla Libreria Ubik insieme alla giornalista agnese baini, autrice della magica newsletter libresca Matilda;
Domani, sabato 30, sarò ancora a Trieste a presentare il libro alle 18h da Viva in Barbacan, sempre con la mitica Agnese: ci scapperà un aperitivo;
Lunedì 1 giugno mi trovi a Castronno (Varese), da Materia, alle 21h: puoi prenotare il tuo posto qui.
Venerdì 5 giugno presento il libro a Barcellona, alle 19h alla libreria Le Nuvole: con me ci sarà Alice Orrù, amica e autrice della newsletter Ojalá.
Sto organizzando le prossime presentazioni: se ti fa piacere ospitarmi, scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
🗞️Rassegna stampa:
Si dice che Pedro Sánchez abbia sette vite e che riesca sempre a cadere in piedi, come i gatti.
Un paradosso, se pensiamo che per la maggior parte della sua carriera, Sánchez è stato invece un underdog: etimologicamente, il cane che finisce sotto l’avversario durante un combattimento.
Un perdente, insomma, la cui vita in politica, molte volte, sembrava finita ancor prima di essere cominciata. Ne ho parlato insieme a Federico Tafuni in questo video per Will Media:
👋 È tutto per oggi!
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A presto,
Roberta
In spagnolo, Ambrossi usa maricón, una parola che è stata a lungo usata per insultare gli uomini omosessuali per poi diventare uno strumento di rivendicazione positiva. Mi sembra che “frocio” abbia avuto una traiettoria simile in italiano.








Grazie per tutti questi consigli di serie spagnole, ne sono un'avida consumatrice! Adesso sto guardando "Se tiene que morir mucha gente" su Movistar+, è geniale!
Oddio, Paquita Salas... L'unica serie tv che ho visto tre volte e che, per tre volte, mi ha fatto ridere tantissimo senza stancarmi mai.