Il diritto all'allegria
Lo rivendica una delle poche sorprese delle ultime elezioni regionali in Spagna: il leader di Adelante Andalucía, volto di una nuova sinistra senza complessi, tra soprannomi, meme e magliette
Ciao!
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Nelle puntate precedenti: l’anniversario di El País, che non è solo il principale giornale (in) spagnolo, ma anche quello più legato alla storia democratica del Paese, e la storia di Luisinha e quella di tante altre donne portoghesi che non hanno potuto scegliere.
In questa: un partito che rivendica il diritto all’allegria, mantenendo il suo programma denso di contenuti. E tanta, tanta Andalusia.
Iniziamo!
La sua base elettorale l’ha battezzato “El Gafas”, quello con gli occhiali, anche se le vere protagoniste della sua campagna sono state le magliette.
José Ignacio García porta una montatura nera, ma il soprannome viene dalla vittoria che è riuscito a ottenere al parlamento andaluso: un bonus da 100 euro per chi ha meno di 16 anni per acquistare occhiali e lenti a contatto.
Dal suo armadio, invece, ha tirato fuori t-shirt con messaggi chiari: supporto al popolo palestinese, ai diritti di chi lavora la terra e a chi resiste alla turistificazione delle città. Ma anche, punti di riferimento della cultura andalusa: il politico Blas Infante, il poeta García Lorca, la silla de enea (una sedia di legno e giunco).
Durante un dibattito televisivo con il presidente uscente Juan Manuel Moreno, del Partido Popular (centrodestra), ha sfoggiato sul petto una mappa dell’Andalusia formata dai nomi di alcune delle migliaia di donne che negli ultimi anni non sono state informate dei risultati delle mammografie effettuate in ospedali pubblici.
Gli occhiali e le magliette l’hanno reso unico, e anche memabile: il resto l’ha fatto un messaggio politico chiaro, semplice, allegro.
L’esito è un triplo trionfo: Adelante Andalucía ha quadruplicato i suoi seggi rispetto al 2022, fermandosi a soli 4 punti dall’estrema destra di Vox e mettendo in crisi i piani del centrodestra di tornare a governare nella regione con la maggioranza assoluta.

“Il risultato non è stato sorprendente: la vera sorpresa è che non sia arrivato prima”, ha commentato il content creator sivigliano Lucas Melcón, meglio conosciuto come Malacara, in merito al successo alle elezioni andaluse dello scorso 17 maggio del partito guidato da García.
Figlio di una medica di pronto soccorso e di un professore delle superiori, García è laureato in psicologia e ha lavorato per anni come orientatore scolastico.
Nel 2019 viene eletto al parlamento andaluso con Adelante Andalucía, all’epoca guidato dalla sua fondatrice, Teresa Rodríguez, e vincolato al partito di sinistra radicale Podemos.
Dopo anni di studio per passare il concorso, nel 2021 ottiene un posto come professore e chiede al parlamento di poter rinunciare al suo stipendio come deputato per iniziare a insegnare. Il parlamento non glielo concede e lui si dimette, per poi tornare alla politica nel 2024, quando è stato eletto dalla formazione come nuovo leader.
Nel frattempo, il partito aveva rotto con Podemos e si era spostato su posizioni più andalusiste, ovvero di difesa dell’identità e della cultura andalusa e, nel caso di Adelante Andalucía, della classe operaia della regione, una delle più povere della Spagna e dell’intera Unione europea.

L’andalusismo, che prevede anche un ripensamento del rapporto tra Andalusia e Spagna (più autonomia, ma non indipendenza), è una delle chiavi del successo del programma del partito, che difende anche posizioni femministe, ecologiste e anticapitaliste.
Un programma a cui García ha aggiunto un tocco fondamentale. Fin dall’inizio della campagna, infatti, si proposto di fare qualcosa di “rivoluzionario”: “Parlare di sentimenti”. Di quelli negativi - l’angoscia di non riuscire a prenotare un esame medico, il nodo in gola di chi non riesce a pagare il mutuo -, ma soprattutto di quelli positivi.
Secondo la giornalista Carla Rivero di elDiario.es, infatti, García appartiene a:
“una generazione che, ormai trentenne, rivendica un andalusismo senza complessi, divertente ma anche critico, insolente, combattivo e, soprattutto, consapevole delle proprie origini di classe, in cui si uniscono la tutela del territorio in chiave economica, politica, e sociale e c’è spazio per un femminismo potente, disordinato, travolgente come un uragano e per l’accoglienza delle migrazioni”.
Una filosofia che, in uno dei primi dibattiti elettorali, il candidato ha riassunto così: “Prendiamo molto sul serio il diritto all’allegria”.

Nel 2022, il politologo Jesús Jurado ha definito quella di García “la generazione del mollete”, riferendosi al tipo di pane che è alla base della tipica colazione andalusa:
“Siamo la prima generazione nata in una regione autonoma, con un’identità costruita non contro il potere, ma dal potere. Festeggiamo la Giornata dell’Andalusia mangiando un mollete con olio durante l’intervallo, colorando bandiere e suonando l’inno dell’Andalusia con il flauto, seguendo una tradizione che non è popolare, ma stabilita dalla regione intorno al 1991. (....)
Siamo passati dall’Andalusia del sottosviluppo a nutrire sogni ambiziosissimi, per poi finire per emigrare nello stesso posto dove emigravano i nostri nonni e che noi avevamo visitato in Erasmus”.
Secondo Jurado, questa generazione sta rivivendo le stesse sfide dei genitori negli anni Sessanta e Settanta: la disoccupazione, lo sfruttamento lavorativo nel settore agrario e il divario economico e sociale con le altre regioni, oltre a una serie di stereotipi negativi che vedono le persone andaluse come pigre, festaiole e disoneste.
(Una nota a margine per dire che la maggior parte dell’immaginario che in Italia associamo alla Spagna intera viene, in realtà, dall’Andalusia: il flamenco, la corrida, le processioni della Semana Santa, etc. Fanno eccezione la paella, che è originaria della Comunità Valenciana, e la movida, movimento sociale e artistico nato a Madrid.
Il franchismo, per attrarre il turismo internazionale e assicurarsi la sopravvivenza economica, ha trasformato l’Andalusia nella sineddoche della Spagna: una parte del Paese per rappresentarlo tutto).

“A lungo, e soprattutto negli anni Novanta, sembrava impossibile affermare le proprie radici e tradizioni ed essere, allo stesso tempo, persone europee e moderne. Questo nuovo andalusismo parte da un presupposto opposto: mette in discussione la tradizione, ma rivendica anche con orgoglio i tratti distintivi dell’Andalusia”, ha spiegato Jurado.
Secondo il politologo, siamo davanti a una terza ondata andalusista: la prima nasce tra l’Ottocento e il Novecento e la seconda coincide con la fine degli anni Settanta (se ti interessa, in questa nota1 trovi un po’ più di contesto storico, altrimenti continua a leggere).
Mentre altre forze politiche, come il centrodestra (Pp) e il centrosinistra (Psoe) “svuotano l’andalusismo dei suoi contenuti e lo riducono a bandiere e folklore, la generazione mollete è cresciuta con valori culturali e punti di riferimento che si sono trasformati in strumenti politici e di mobilitazione che, finalmente, hanno generato speranza”, ha spiegato la sociologa Isabel Serrano.
Tra questi punti di riferimento culturali troviamo, ad esempio, la cantante e poeta Gata Cattana e il gruppo Califato ¾ (che scrive i suoi testi in EPA, Êttandâ pal andalûh o Estándar para el andaluz, ovvero un’ortografia speciale dello spagnolo utilizzata per rappresentare i dialetti andalusi).

Malacara riassume così il fenomeno: “L’orgoglio andaluso è quello della generosità e della modestia, dell’inclusività e del fatto che qui c’è posto per tutti. È molto potente, ma non è un orgoglio rabbioso: non difende solo l’identità, ma anche le questioni che toccano da vicino le classi popolari”.
Un sentimento che, qualche settimana fa, ho sentito rievocare anche dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez nel suo discorso di chiusura del Global Progressive Mobilisation, il summit che ha riunito a Barcellona più di cento forze progressiste da tutto il mondo:
“Ci chiamano charos, zurdos, rojos, verdi, progres, woke2. Ma dobbiamo recuperare l’orgoglio. Hanno provato a farci vergognare delle nostre idee, ma finisce qui. A Barcellona, oggi, la vergogna cambia lato3 e lo fa per sempre. (...) A noi l’orgoglio di essere pacifisti, ecologisti, sindacalisti, femministi, l’orgoglio di essere di sinistra, perché il progressismo non è mai stato così necessario”.
Al momento, però, l’orgoglio non basta. Nonostante esista un risveglio della sinistra più “locale” in Spagna, alle ultime quattro elezioni regionali (Estremadura, Aragona, Castiglia e León e Andalusia) a vincere, in termini di voti, è sempre stato il centrodestra.
Il partito di estrema destra Vox ha aumentato i suoi seggi in ogni elezione (in Estremadura e Aragona li ha raddoppiati): il Partito socialista di Sánchez solo in Castiglia e León (e solo due).
L’orgoglio ha funzionato domenica scorsa per Adelante Andalucía e potrebbe funzionare anche l’anno prossimo, quando la Spagna tornerà alle urne, per mobilitare il voto contro l’avanzata della destra e dell’estrema destra.
Nel frattempo, però, Sánchez non deve resistere solo all’ennesimo pessimo risultato elettorale (l’Andalusia era un’ex roccaforte socialista e la candidata era la vicepresidente e ministra delle Finanze), ma anche a quello che il vicedirettore di elDiario.es, Jose Manuel Romero, ha definito “il processo che potrebbe danneggiare di più il Psoe”.
Martedì, infatti, si è diffusa la notizia che l’ex primo ministro socialista José Luís Zapatero è indagato per traffico di influenze e altri reati correlati: è la prima volta che un ex premier viene indagato per corruzione in Spagna.
Zapatero non è un politico qualunque: ha avuto, finora, un’ottima reputazione ed è diventato, nel tempo, un punto di riferimento per la sinistra spagnola.
Le accuse nei suoi confronti potrebbero essere fondate o rappresentare l’ennesimo caso di lawfare, ovvero di strumentalizzazione del sistema giudiziario per danneggiare un personaggio politico. (Per saperne di più consiglio questo pezzo che ha scritto Luca Tancredi Barone per il manifesto).
Come ha riassunto il deputato di Esquerra Republicana Gabriel Rufián in parlamento, con notevole eleganza: “Se è vero, è una merda. Se non lo è, lo è ancora di più”.
Per approfondire:
Un’intervista a José Ignacio García, tradotta in italiano su Jacobin;
Un podcast per conoscere meglio la poeta e rapper Gata Cattana, morta improvvisamente a 26 anni (in spagnolo);
Il mio album preferito di Califato ¾;
Il profilo Instagram di una delle creator andaluse da cui imparo sempre qualcosa;
Un media femminista e andaluso da tenere d’occhio, con un nome bellissimo: Poderío.
📚 La Spagna è diversa: ne parliamo insieme?
Venerdì 29 maggio ci vediamo a Trieste: sarò alle 18h alla Libreria Ubik insieme alla giornalista agnese baini, autrice della magica newsletter libresca Matilda;
Sabato 30 sarò ancora a Trieste a presentare il libro alle 18h da Viva in Barbacan, sempre con la mitica Agnese: ci scapperà un aperitivo;
Lunedì 1 giugno mi trovi a Castronno (Varese), da Materia, alle 21h: puoi prenotare il tuo posto qui.
Venerdì 5 giugno presento il libro a Barcellona, alla libreria Le Nuvole: con me ci sarà Alice Orrù, amica e autrice della newsletter Ojalá.
Sto organizzando le prossime presentazioni: se ti fa piacere ospitarmi, scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
📚 Dicono di La Spagna è diversa
Qualche giorno fa sono stata ospite di Newzgen, il canale di informazione di Alanews, in onda su YouTube, Twitch e su canale 86 del digitale terrestre della Campania. Puoi recuperare l’intervista qui:
👋 È tutto per oggi!
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A presto,
Roberta
Uno dei protagonisti della prima è Blas Infante, autore nel 1915 del testo fondativo del movimento, El ideal andaluz, e, insieme ad altre personalità, del Manifiesto de la Nacionalidad, in cui si propone la creazione degli “Stati Uniti di Spagna”, una federazione repubblicana.
Il primo andalusismo subirà due duri colpi: la dittatura di Primo de Rivera (1923-1931) e la guerra civile spagnola (1936-1939), che di fatto fece naufragare l’approvazione di uno Statuto per l’autonomia della regione (lo stesso accadde per la Galizia).
Nel 1936, Blas Infante venne ucciso dagli squadroni franchisti: lo stesso regime mise a tacere, per più di trent’anni, qualsiasi rivendicazione locale.
L’andalusismo risorge dopo la morte del dittatore: il 28 febbraio 1980 si celebra il referendum per l’approvazione dello Statuto di autonomia, dopo numerose manifestazioni e durante un periodo di grande effervescenza culturale e politica.
Charo, diminutivo in spagnolo utilizzato per chiamare le donne che di nome fanno Rosario o Consuelo, spesso usato in senso dispregiativo per riferirsi alle femministe tra la quarantina e la sessantina, specialmente se lavorano nel settore pubblico. Zurdo vuol dire mancino e viene usato come insulto per le persone di sinistra. Rojo vuol dire rosso, comunista. Progre è il diminutivo di progresista, progressista.
Qui sarebbe stato bello citare l’autrice di questa frase, cioè Gisèle Pelicot, ma non è successo.



Ti seguo da un po’. Condivido con te l’amore per la Spagna (io in ogni sua più infima parte), ho comprato il tuo libro e la professione (sono giornalista professionista). Vivi a Madrid?