Una decisione invisibile
Il Portogallo è uno dei tre Paesi dell’Unione europea a permettere la sterilizzazione forzata di persone disabili, sia minori che adulte. Una legge che da anni alcuni collettivi cercano di eliminare
Ciao!
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Nelle puntate precedenti: un’intervista a Paola Agosti, una delle poche fotografe italiane a ritrarre Lisbona durante la Rivoluzione dei garofani e l’anniversario di El País, che non è solo il principale giornale (in) spagnolo, ma anche quello più legato alla storia democratica del Paese.
In questa: la storia di Luisinha e quella di tante altre donne che non hanno potuto scegliere.
Iniziamo!
Vent’anni fa, Maria era seduta nella sala d’aspetto di un ospedale della provincia di Lisbona, in attesa che venisse pronunciato il nome della figlia.
Luisinha non sapeva che da lì a poco un’équipe medica le avrebbe legato le tube, impedendole di rimanere incinta in maniera permanente e irreversibile.
Ancora oggi, Luisinha non sa cos’è successo in quella sala operatoria. Maria crede che, anche se glielo spiegasse, non lo capirebbe.
Quello di Luisinha non è un caso isolato: il Portogallo è uno dei tre Paesi dell’Unione europea, insieme a Ungheria e Repubblica Ceca, a permettere la sterilizzazione forzata di persone disabili, sia adulte che minorenni.
Una norma che da anni alcuni collettivi cercano di eliminare, scontrandosi contro il doppio tabù della disabilità e della sessualità femminile.

Come Luisinha, “esistono donne con disabilità intellettiva che subiscono la legatura delle tube senza nemmeno rendersene conto. Sanno che l’intervento chirurgico serve a curare qualcos’altro, come un’appendicite”, ha spiegato a Público Paula Campos Pinto, coordinatrice dell’Observatório da Deficiência e Direitos Humanos dell’Università di Lisbona.
Fino al 2018, infatti, le sterilizzazioni forzate potevano avvenire per decisione di un tutore legale, senza il consenso della persona disabile. Da quell’anno in poi, la legge portoghese stabilisce che tutte le decisioni prese in nome di una persona disabile debbano essere autorizzate dalla stessa o da un tribunale.
Uno studio dell’Istituto Superiore di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Lisbona ha analizzato 752 sentenze emesse tra il 2019 e il 2023 ha rilevato che nel 72% dei casi i tribunali hanno impedito alle persone disabili di esercitare responsabilità genitoriali (compresi l’affidamento o l’adozione).
Nello specifico, il regolamento dell’Ordine dei medici portoghesi stabilisce che la sterilizzazione di persone disabili può avvenire solo in caso di gravi rischi per la salute.
Ma le testimonianze raccolte dal media Divergente (tra cui quella di Maria) mostrano un’altra realtà: i genitori di bambine, ragazze e donne disabili ricorrono alla procedura per timore che la responsabilità di un’eventuale gravidanza finisca per ricadere su di loro.

Nel caso di Maria, la decisione è stata la risposta a un “grande spavento”. La donna aveva scoperto che nell’istituto dove Luisinha trascorreva parte delle sue giornate si verificavano casi di abuso sessuale.
“Era diventato un incubo. Non aveva difese per proteggersi. Sono cattolica e non so come avrei affrontato un eventuale aborto”, ha raccontato a Divergente.
La paura che un episodio di violenza sessuale porti a una gravidanza continua a essere una delle principali motivazioni che legittimano le sterilizzazioni forzate delle donne disabili.
Nel 2015, uno degli studi più approfonditi realizzati nell’Unione europea sulla violenza di genere ha riscontrato che circa il 61% delle donne disabili aveva subito episodi di molestie sessuali: nella maggior parte dei casi, non sono mai stati denunciati.
Nel 2024, uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha rilevato che le donne disabili hanno un rischio maggiore di subire violenza sessuale e domestica rispetto al resto della popolazione femminile.
“Le donne anziane e quelle disabili sono sottorappresentate in gran parte della ricerca disponibile sulla violenza di genere, il che compromette la capacità dei programmi di soddisfare le loro esigenze”, ha sottolineato inoltre Lynnmarie Sardinha, autrice della ricerca e funzionaria dell’OMS.

“Una donna sterilizzata diventa ancora più facilmente un bersaglio. L’aggressore non ha più paura perché l’abuso non lascia tracce”, ha spiegato Sara Rocha, vicepresidente del Consiglio europeo delle persone autistiche (EUCAP).
Sia lei che Campos Pinto affermano che numerose strutture in Portogallo pongono la sterilizzazione delle donne disabili come una condizione per l’ammissione per evitare potenziali responsabilità nel caso in cui subiscano abusi o rimangano incinte.
“La sterilizzazione forzata non può essere praticata per la tranquillità dei genitori o delle istituzioni”, ha sottolineato Maria do Céu Patrão Neves, presidente del Conselho Nacional de Ética para as Ciências da Vida. “Si tratta di una violazione della dignità umana, dell’integrità fisica e una restrizione inaccettabile, alla luce dei diritti umani”.

Già dieci anni fa, un rapporto del comitato delle Nazioni Unite incaricato di valutare l’attuazione da parte del Portogallo della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dal Paese nel 2009, condannava la sterilizzazione forzata e altri interventi (come l’interruzione forzata di gravidanza).
Nel 2023, il governo portoghese aveva approvato la realizzazione di uno studio sulla violenza contro le donne disabili, in particolare per quanto riguarda le sterilizzazioni forzate. Non è chiaro quale ministero se ne stia occupando (se quello della Sanità o dell’Inclusione sociale o nessuno dei due): a oggi, non esistono dati nazionali sul fenomeno.
Un anno dopo, una ventina di associazioni portoghesi hanno firmato una lettera aperta per ottenere la criminalizzazione di questa pratica: una proposta che il Partito socialista e il Bloco de Esquerda, due formazioni della sinistra portoghese, vogliono trasformare in legge.
Nonostante colpisca principalmente le donne, Rocha ha evidenziato che il tema non è una priorità del movimento femminista del Paese.
“La nostra voce, il nostro corpo, la nostra vita continuano a essere dimenticati. Noi continuiamo a essere dimenticate”, ha affermato.
“La visione della disabilità in Portogallo continua a essere molto pietista. Ma noi non abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di diritti”.
Per approfondire:
Un articolo di Francesca Polizzi e Alessandra Vescio per Domani racconta invece la situazione in Italia:
In Italia la sterilizzazione forzata è illegale. Tuttavia non è riconosciuta come reato specifico e può essere perseguita solo come forma aggravata di lesione personale. Interventi di questo tipo possono essere giustificati come misure “urgenti” o “terapeutiche”, una definizione che rischia di mascherarne la natura coercitiva. Una zona grigia che rende anche difficile monitorare il fenomeno e valutarne la diffusione.
Uno dei problemi principali, infatti, è la mancanza di dati: non esistono statistiche ufficiali sulle donne con disabilità che scelgono di avere figli né sui trattamenti subiti senza consenso.
In Spagna, la sterilizzazione forzata delle persone disabili è stata criminalizzata nel 2020: questo reportage raccoglie alcune testimonianze delle più di mille donne che l’hanno subita nei dieci anni precedenti al cambiamento legislativo;
Un paio di consigli poco iberici, ma molto pertinenti: questo numero della newsletter della giornalista statunitense Ann Friedman contiene un’interessante intervista a Jessica Slice, speaker e scrittrice: il suo ultimo libro è Unfit Parent: A Disabled Mother Challenges an Inaccessible World. Ti lascio qui un estratto che mi ha colpito molto:
In 31 states, it’s legal to sterilize a disabled person against their will. Fertility doctors often refuse to treat disabled people. Some of the disabled people I interviewed for the book were advised not to reproduce and create more children “like them.” We must acknowledge the coordinated push to reproduce a certain kind of person and not others.
(...) Every family should be able to decide what care needs they can take on, but a more informative and just approach would be for people with the disability to also speak to parents about the experience of living with the disability.
Nella seconda stagione della serie The Pitt, una delle mediche, Meg, si ritrova a fare i conti con la sessualità della sorella, una persona neurodivergente: è una sottotrama interessante, gestita, secondo me, con molta cura e attenzione. Se hai visto la serie, parliamone nei commenti.
📚 La Spagna è diversa: ne parliamo insieme?
Il Salone del libro di Torino è il mio evento preferito dell’anno: se vieni anche tu, fammi sapere che ci incontriamo;
Il 21 maggio presento il libro a Torino, alla Libreria Trebisonda: appuntamento alle 18:30 con Giuliana Zeppegno, scrittrice, autrice di testi scolastici e traduttrice dallo spagnolo;
Il 29 maggio ci vediamo invece a Trieste: sarò alle 18h alla Libreria Ubik insieme alla giornalista agnese baini, autrice della magica newsletter libresca Matilda;
Il 30 sarò ancora a Trieste a presentare il libro alle 18h da Viva in Barbacan, sempre con la mitica Agnese: ci scapperà un aperitivo;
L’1 giugno mi trovi a Castronno (Varese), da Materia, alle 21h: puoi prenotare il tuo posto qui.
Sto organizzando le prossime presentazioni in presenza: se ti fa piacere ospitarmi, scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
📚 Dicono di La Spagna è diversa
Tra le cose più spaventose che ho fatto ad aprile c’è stata sicuramente questa: parlare del libro (e di questa newsletter!) alla radio spagnola.
Se vuoi recuperare la puntata (la mia intervista inizia dal minuto 29 circa), puoi farlo qui:
👋 È tutto per oggi!
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A presto,
Roberta




Proprio ieri leggevo un articolo sulle sterilizzazioni forzate sulle donne indiane che lavorano nei campi da zucchero. Oggi questo e penso, chissà cosa pensano di tutto ciò gente come i "pro vita e famiglia" dei vari paesi. Non che sia importante la loro opinione, ma l'ipocrisia ideologica di certa gente è sempre più disarmante.
Ciao,
Io credo sia un bel dilemma etico. Per quanto l'idea di una sterilizzazione forzata sia aberrante, credo ci sia una scala di grigi da considerare: il grado di disabilità, l'esperienza del/la tutore/trice, il supporto che riceve, ecc.
Gran bell'articolo, comunque