Perché la Spagna è “diversa”?
Perché ho scelto uno slogan franchista come titolo del mio primo libro e come smettere di usare la Spagna come “contenitore” su cui proiettare sogni, desideri e frustrazioni
Ciao!
Questa è Ibérica – Una finestra sull’altra penisola, la newsletter che una volta a settimana ti porta in Spagna e Portogallo senza prendere l’aereo.
Nelle puntate precedenti: le scuse dello Stato spagnolo a un gruppo di donne che stanno finalmente avendo giustizia e le proposte della destra portoghese che rischiano di far tornare i diritti delle persone trans che vivono nel Paese indietro di 15 anni.
In questa: perché il mio primo libro si chiama così e cosa ci trovi dentro.
Iniziamo!
All’inizio, scegliere un motto franchista come titolo per il mio primo libro non mi è sembrata una grande idea.
Oggi, penso che non potrebbe chiamarsi in altro modo.
La Spagna è diversa arriva oggi in libreria. In questa newsletter spiego da dove viene questo titolo e perché mi sembra così calzante, con la buona pace di Franco e compagnia bella.
“Spain is different” è lo slogan che il ministro dell’Informazione e del Turismo Manuel Fraga Iribarne adotta per rilanciare l’immagine della Spagna all’estero.
Siamo alla fine degli anni Cinquanta e la sopravvivenza economica del Paese si gioca su due tavoli: quello delle rimesse della popolazione che lavora all’estero e quello del turismo.
Il motto, in sé, è geniale. Come ho scritto nell’introduzione del libro, con queste parole il franchismo ci dice che la Spagna non è:
Né migliore, né peggiore: diversa. E dietro a questa “diversità” il regime si nasconde e prospera.
(Talmente geniale che, secondo alcune fonti, l’inventore non sarebbe il ministro: nel volume Tópicos de España, i due autori suggeriscono che a coniarlo potrebbe essere stato un pubblicitario, Rafael Calleja, o il collega Luis Bolín. Un articolo di El País fa riferimento a Richard Ford, autore del celebre A Handbook for Travellers in Spain, capostipite del fantasioso genere “sono un eccentrico e avventuroso scrittore inglese/statunitense e voglio spiegarvi come funziona la Spagna”).

Lo slogan non appare da solo, ma associato a una serie di paesaggi, eventi e prodotti culturali che costruiscono un immaginario ben preciso: tutto lo Stato spagnolo è sostanzialmente un’enorme spiaggia su cui splende sempre il sole.
Tra un bagno e l’altro ci sono anche alcune città da visitare per vedere una corrida o uno spettacolo di flamenco, due prodotti culturali che erano già diventati popolari durante il Romanticismo e che alimentano un’immagine esotica (ma anche falsamente uniforme) del Paese.
Non mi dilungo oltre, perché sono stereotipi che conosciamo bene, sia nei confronti della Spagna (A cui possiamo aggiungere: Fiesta! Siesta! Paella!), che dell’Italia (Dolce vita! Gelato! Pasta! Eccetera!).
Ecco, questo immaginario si cristallizza nel tempo, al punto che funziona, in parte, ancora oggi.
Nel frattempo, la Spagna, logicamente, è cambiata. Già alla fine degli anni Cinquanta non era come voleva che fosse il franchismo, figuriamoci oggi.
Oggi, a quest’immaginario prevalentemente turistico se ne sovrappone un altro: quello della Spagna controcorrente, paladina dei diritti e delle rinnovabili, dove i migranti sono i benvenuti e i turisti sempre meno. Dove l’economia va benissimo e l’eterno ritorno del fascismo è sotto controllo, a differenza del resto dell’Europa (e non solo).
Il tutto, grazie a una sola persona: il primo ministro Pedro Sánchez.

Lo so, forse ho esagerato. Ma l’impressione che ho, e che hanno molte delle persone italiane che conosco e che vivono in Spagna, è che ci sia un divario sempre più grande tra la Spagna per com’è e per come (una parte del)l’Italia vorrebbe che fosse.
Perché anche questo nuovo immaginario, se visto da dentro, non tiene. Per analizzarlo, ho scelto otto temi: immigrazione, violenza di genere, diritti LGBTQIA+, crisi abitativa, eredità franchista, lavoro, clima e politica istituzionale.
A ognuno è dedicato un capitolo e ogni capitolo, proprio come la maggior parte dei numeri di questa newsletter, inizia con una storia.
Ogni storia ha come titolo il posto in cui si svolge: dalle isole Canarie all’Andalusia, passando per Catarroja e Barcellona.
Per scrivere ogni capitolo ho letto articoli e libri, ascoltato podcast e realizzato interviste originali. Alcuni capitoli prendono una storia che ho già raccontato su Ibérica e la espandono. Altri dialogano con le decine di articoli sulla Spagna che negli ultimi anni ho scritto per Domani e SKYTG24.
La Spagna, quindi, è diversa da come pensiamo di conoscerla. Sia che si tratti della destinazione turistica costruita dal franchismo che dall’Eldorado progressista di cui abbiamo letto, soprattutto, negli ultimi vent’anni.
L’idea che mi ha spinto a scrivere ogni riga di questo libro è che abbiamo bisogno di tornare a guardare la Spagna come un Paese reale, con problemi reali.
E per farlo, abbiamo bisogno di conoscerlo meglio, non usarlo come un “contenitore” su cui proiettare sogni, desideri e frustrazioni.
Se l’idea ti incuriosisce, qui puoi leggere l’introduzione del libro e qui il capitolo dedicato all’ascesa politica di Pedro Sánchez.
Da oggi puoi anche acquistare il libro nella tua libreria di fiducia o sul sito della casa editrice People.
💡Ne parliamo insieme?
Giovedì 16 aprile alle 21h sarò ospite del club del libro di thePeriod, che ha scelto La Spagna è diversa come lettura del mese di aprile. L’incontro è riservato alle persone abbonate: puoi unirti qui.
Mercoledì 22 aprile alle 21h farò invece una presentazione in diretta qui su Substack insieme ad Alice Orrù, amica e autrice della newsletter Ojalá: qui il link per salvare la diretta nel tuo calendario e ricevere promemoria utili per partecipare:
Sto organizzando le prime presentazioni in presenza: se ti fa piacere ospitarmi, scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
📚 Dicono di La Spagna è diversa
“Cavaglià lo chiarisce anche già nell’introduzione del libro: esiste una Spagna reale, quella quotidiana, con le sue contraddizioni, le sue crisi e i suoi limiti, ma anche le sue riforme innovative; e una Spagna immaginata, raccontata sui media internazionali, troppo idealizzata per alcuni aspetti e sottovalutata per altri”.
Da Cosa dovremmo imparare dalla Spagna?, Alessandra Vescio su Marie Claire.
Mi trovi anche nell’ultimo numero della newsletter Mappe di Andrea Codega e in questo episodio di Urto, il programma di Giulio Cavalli su Radio Cusano.
🗞️ Cuéntame cómo pasó - la rassegna stampa iberica
Mentre Trump minaccia di chiudere le basi militari nei Paesi NATO che non lo supportano nella guerra contro l’Iran (tra cui Spagna e Germania), in Spagna si parla soprattutto di corruzione, sia a destra che a sinistra. In settimana sono iniziate le udienze del caso Koldo, che coinvolge tre membri dei Psoe (partito socialista spagnolo: qui per recuperare le puntate precedenti), che quelli del caso Kitchen, che definirei una sottotrama dello scandalo che nel 2018 ha portato l’Audiencia Nacional a condannare il Partido Popular (centrodestra) per corruzione, stabilendo la presenza di finanziamenti illegali tra il 1999 e il 2005. Il tutto a quasi un mese dalle elezioni in Andalusia, che è la regione più popolosa del Paese, e a meno di un anno, in teoria, dalle elezioni generali.
Il nuovo presidente della Repubblica portoghese, José Seguro, è entrato in carica a inizio marzo e da allora si è concentrato nel visitare le zone colpite dalle tempeste a febbraio per monitorare (e criticare) la risposta del governo, che nel frattempo sta dando gli ultimi rintocchi a una contestata riforma del lavoro.
A proposito delle elezioni in Andalusia: qualcosa si muove a sinistra del Psoe e quel qualcosa è Por Andalucía, una coalizione di sette partiti raggiunta a fatica. Un risultato da replicare alle prossime elezioni generali? Forse.
È stata depositata al parlamento portoghese una petizione per revocare il divieto di terapie di conversione, una legge che il Portogallo aveva approvato nel 2023. Bastavano 7.500 firme, ne sono state raccolte 17mila. Per avere un po’ più di contesto sulla situazione sempre più fragile dei diritti della comunità LGBTQIA+ nel Paese, ti consiglio di recuperare la newsletter di venerdì scorso:
Fascista lunatica
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Roberta






Evviva! Ti leggerò e sono sicura che sarà una lettura interessante