Ho scritto un libro!
Si chiama "La Spagna è diversa" ed è un saggio su come la Spagna del presente sia variegata, divisa, spesso sottovalutata o fraintesa nella sua complessità
Ciao!
Questa è Ibérica – Una finestra sull’altra penisola, la newsletter che una volta a settimana ti porta in Spagna e Portogallo senza prendere l’aereo.
Nelle puntate precedenti: una storia intima e universale e un articolo di opinione che ha fatto abbastanza discutere (e meno male!).
In questa: un annuncio, un ringraziamento e un estratto in anteprima.
Iniziamo!
Tre anni fa, a quest’ora, stavo probabilmente lavorando al quarto numero di questa newsletter.
Probabilmente lo stavo facendo di sera, dopo cena.
E molto probabilmente, lo stavo facendo ascoltando la canzone che ascolto sempre prima di mettermi a scrivere Ibérica.
Oggi, tre anni dopo, ascolto la stessa canzone mentre cerco di mettere in fila le parole per dirti cos’è successo.
È successo che ho smesso di scrivere di notte e ho iniziato a farlo di giorno (se ti sembra poco, leggi qui).
È successo che ho iniziato a sperimentare con nuovi formati: un club di lettura e un corso.
È successo che tante persone, come te, hanno iniziato ad avere fiducia nel mio lavoro e ad aspettare, ogni venerdì, una mail da parte mia.
È successo, l’anno scorso, che ho ricevuto un’offerta per scrivere un libro e l’ho accettata.
Si chiama La Spagna è diversa ed è un saggio su come la Spagna del presente sia variegata, divisa, spesso sottovalutata o fraintesa nella sua complessità.
Un Paese che oggi si presenta davvero diverso di fronte alle sfide europee e mondiali, perché capace di incarnare un grande laboratorio politico dove crisi abitativa, turistificazione delle città, crisi climatica, autonomie territoriali, memoria, migrazioni e diritti umani sono questioni vive, che generano conflitti e soluzioni.
Uscirà a breve per People: nel frattempo, si può pre-ordinare qui.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il rapporto di fiducia, curiosità e dialogo che si è creato negli ultimi tre anni con te e con le altre persone che leggono questa newsletter.
Grazie, quindi, per questo tempo che abbiamo passato insieme e che, spero, continueremo a trascorrere, ogni venerdì.
E grazie anche se vorrai leggere questo libro: scriverlo è stato un piacere e una fatica e dentro c’è gran parte delle cose che ho scoperto negli ultimi anni sulla Spagna.
Ci sono interviste ad esperti ed esperte, storie e dati.
C’è il meglio che sono riuscita a fare con tutta la passione, l’entusiasmo e anche, perché no, il conflitto che sento dentro di me quando parlo e scrivo di questo Paese e delle persone che lo abitano.
In attesa che possa arrivare in libreria o nelle tue mani, qui trovi l’introduzione, da leggere in anteprima.
Come inizia La Spagna è diversa:
È il 1959 e la Spagna è sull’orlo dell’abisso. La politica economica imposta dal dittatore Francisco Franco dopo la vittoria della guerra civile è un fallimento. A causa del blocco dell’importazione di fertilizzanti e macchinari l’agricoltura è ferma e almeno 200mila persone muoiono di fame: una carestia che il regime non ammetterà mai di aver provocato.
A malincuore, Franco accetta un nuovo piano proposto dai suoi consiglieri e sostenuto da varie organizzazioni internazionali: aprire la Spagna al turismo di massa e investire i ricavi nell’acquisto di macchinari necessari per rivitalizzare l’economia del Paese. Un piano che riuscirà nel suo intento grazie, soprattutto, a tre semplici parole: Spain is different.
La Spagna era diventata una meta turistica relativamente tardi rispetto ad altri Paesi come l’Italia e la Francia, ad esempio, che erano già tappe obbligatorie dei Grand Tour della nobiltà ottocentesca. Lo era diventata dopo le guerre napoleoniche, grazie ai racconti dei soldati, e ancora di più grazie al Romanticismo: all’epoca, infatti, la Spagna era vista come una versione più vicina e accessibile dell’Oriente, proprio perché per circa otto secoli era stata governata da varie dinastie arabe.
Con l’inizio della guerra civile nel 1936, però, il turismo (che riguardava una piccolissima élite, ancora più ristretta dell’élite che oggi può permettersi di viaggiare per piacere) si ferma. Per farlo ripartire, a fine anni Cinquanta, il ministro dell’Informazione e del Turismo Manuel Fraga Iribarne adotta lo slogan «Spain is different». Né migliore, né peggiore: diversa. Ed è dietro a questa “diversità” che il regime si nasconde e prospera.
Oggi, la Spagna è diversa sul serio. Non è più il Paese della paella, della corrida e del flamenco. O meglio, è ancora tutto questo, in alcuni luoghi, ma è anche molto di più. È un Paese variegato e diviso, spesso sottovalutato, specialmente dall’Italia, ossessionata dal “sorpasso” economico. Una preoccupazione infondata: su ambiente, migrazioni, diritti, turismo e crisi abitativa la Spagna sta già guardando al futuro, invece di guardare altrove.
Sui media italiani, questa Spagna diversa trova poco spazio: ci si concentra soprattutto sugli ottimi risultati economici degli ultimi anni (la “locomotiva” d’Europa, il “miracolo” spagnolo) e sull’idealizzazione, da parte di certi giornali, di alcuni esponenti di sinistra.
Non a caso, nel 2025 il primo ministro Pedro Sánchez è stato il secondo leader internazionale a conquistare la fiducia della popolazione italiana (con il 44,9 per cento delle preferenze; il primo posto spetta a papa Leone XIV, come riportato dall’ultimo Rapporto Censis). Sui social media, la Spagna viene presentata come un Eldorado per le nuove generazioni: il Paese dove gli stipendi crescono, i mezzi pubblici sono a prezzi ridotti e dal quale solo il 13 per cento degli italiani che emigra torna indietro.
Nonostante stereotipi e idealizzazioni, però, la Spagna degli ultimi dieci anni è diversa da quella che pensiamo di conoscere.
È uno dei Paesi del Mediterraneo più colpiti dai cambiamenti climatici e dagli eventi estremi, ma anche uno di quelli che hanno saputo puntare maggiormente sulle energie rinnovabili.
È uno dei pochi membri dell’Unione europea dalla retorica accogliente, dietro alla quale però si nasconde molto spesso una realtà migratoria brutale, soprattutto per chi cerca di raggiungerlo su piccole imbarcazioni di legno.
È uno Stato che contiene nazioni diverse che hanno provato a diventare sempre più autonome e, in alcuni casi, indipendenti – finora senza successo.
È una destinazione che attrae quasi 100 milioni di visitatori all’anno, ma è anche quella dove le politiche contro il turismo di massa e la crisi abitativa sono più innovative e vivaci.
È stato l’ultimo Paese occidentale a lasciarsi alle spalle una dittatura e oggi è uno dei più avanzati per ciò che riguarda le politiche a favore delle donne e della comunità LGBTQIA+.
Come è riuscita, la Spagna, a diventare tutto questo?
Nelle pagine che seguono ho raccolto qualche ipotesi che possa contribuire a rispondere a questa domanda e aiutarti a vedere la Spagna per com’è: sorprendente, affascinante, contraddittoria. Sempre diversa.
👋 È tutto per oggi!
Se non l’hai ancora fatto, iscriviti a Ibérica: esce una volta a settimana e dentro trovi pezzi di approfondimento, rassegne stampa e contenuti selezionati da Spagna e Portogallo.
A presto,
Roberta



Già ordinato!
Che cosa bella, Roberta! Già ordinato nella libreria dove lavoro 🤩.