Il cerchio intorno a Sánchez
Si stringe sempre di più, a causa di una serie di casi giudiziari che coinvolgono sia i suoi famigliari che alcuni esponenti del suo partito. Ma chi vuole davvero far cadere questo governo?
Ciao!
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Nelle puntate precedenti: un partito che rivendica il diritto all’allegria e due registi spagnoli da tenere d’occhio.
In questa: un breve riassunto dei diversi fronti giudiziari che si sono aperti in Spagna.
Iniziamo!
“Resistir es vencer”, ovvero: resistere è vincere.
Per questa frase viene ricordato Juan Negrín, ultimo presidente della Seconda Repubblica spagnola: dal suo punto di vista, per i soldati repubblicani era meglio morire in battaglia contro i franchisti durante la guerra civile che consegnarsi indifesi nelle loro mani.
Resistere, insomma, anche davanti a una sconfitta quasi certa, aveva comunque il retrogusto di vittoria.
Il primo ministro Pedro Sánchez dovrebbe saperne qualcosa. Un po’ perché il suo primo libro, scritto ancora prima di essere arrivato alla Moncloa, si intitola proprio Manual de resistencia (Manuale di resistenza). Un po’ perché, nelle ultime settimane, il cerchio intorno a lui ha iniziato a stringersi.
Inizia così il pezzo che ho scritto questa settimana per Appunti - di Stefano Feltri in cui spiego tutti i casi giudiziari che gravitano intorno a Sánchez (senza che lui sia indagato in nessuno di questi).
Per un approfondimento dettagliato, ti rimando lì: qui mi limiterò a riassumere a grandi linee i fronti aperti, prendendo in prestito uno dei grafici che ho realizzato per SKYTG24 per spiegare il caso Zapatero (e non solo):

Li dividerei in due gruppi. Da un lato, quelli che coinvolgono la moglie e il fratello, dall’altro quelli che riguardano i membri del Partito socialista spagnolo, di cui Sánchez è segretario generale.
In breve, la moglie, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio per traffico di influenze, corruzione ed esercizio abusivo della professione: la prima udienza è fissata per il prossimo 9 giugno.
Il fratello, David Sánchez, è indagato per abuso d'ufficio per un incarico che sarebbe stato creato appositamente per lui all’interno del governo provinciale di Badajoz: lo scorso 28 maggio è iniziato il dibattimento in aula.
Li metto nello stesso gruppo perché, in entrambi i casi, le indagini sono partite in seguito a una denuncia di Manos Limpias (“mani pulite”: il riferimento a Tangentopoli è voluto). Come ho segnalato su Appunti:
Il suo fondatore, Miguel Bernard, è un ex candidato di Frente Nacional, una formazione neofranchista.
La stampa spagnola lo definisce spesso uno “pseudosindacato”: a livello legale è un sindacato, ma nella pratica la principale attività di Manos Limpias è presentare denunce contro personaggi politici o persone a loro vicine.
I suoi bersagli più comuni sono figure progressiste o vicine all’indipendentismo basco o catalano: in passato, nella maggior parte dei casi, le accuse nei loro confronti si sono rivelate infondate o inconcludenti.
Entrambe le denunce risalgono al 2024: la prima, quella a Gómez, aveva portato Sánchez a prendersi una “pausa di riflessione” che avevo raccontato qui:
Il LeBron James della politica spagnola
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Nel secondo gruppo metto il caso Koldo, il caso Leire e il caso Plus Ultra: sia perché riguardano tutti e tre uno o più membri del Partito socialista spagnolo che perché non hanno, in origine, Manos Limpias.
Il caso Koldo prende il suo nome da Koldo García, ex collaboratore del ministro dei Trasporti José Luis Ábalos: entrambi sono in carcere preventivo dallo scorso novembre per la vendita irregolare di materiale sanitario durante la pandemia da Covid-19.
Ma il “caso delle mascherine” (che comunque coinvolgerebbe non solo il ministero dei Trasporti, ma anche quelli della Sanità e dell’Interno, oltre ai governi regionali delle isole Baleari e delle Canarie, all’epoca guidati da esponenti del Psoe), è solo la punta dell’iceberg.
A giugno 2025, Ábalos, Koldo e il segretario organizzativo del Partito socialista Santos Cerdán vengono indagati per corruzione, associazione a delinquere e traffico di influenze illecite: tra il 2019 e il 2023, avrebbero ricevuto circa 600mila euro in tangenti da numerose società in cambio di appalti assegnati dal ministero dei Trasporti.
Santos Cerdán è indagato anche su un altro fronte, più recente, che ruota attorno all’ex militante socialista Leire Díez, accusata di aver gestito dal 2024 campagne di disinformazione contro i magistrati e gli agenti della Guardia Civil che conducono le indagini sui casi legati a Sánchez e ai socialisti.
Secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio Cerdán a orchestrare e finanziare queste campagne attraverso fatture false. È nell’ambito di questa inchiesta che lo scorso 27 maggio, mentre Sánchez era in visita dal Papa a Roma, la Guardia Civil ha perquisito per dodici ore la sede centrale del Psoe a Madrid.
Il caso Plus Ultra o il caso Zapatero
Riassumendo molto (qui la ricostruzione più dettagliata), martedì 19 maggio è stato sollevato il segreto istruttorio sulle indagini che vedono l’ex primo ministro socialista José Luis Rodríguez Zapatero accusato di traffico di influenze illecite, associazione a delinquere e falsificazione di documenti.
Al centro del caso c’è il salvataggio di Plus Ultra, una piccola compagnia aerea con pochissime rotte attive, quasi tutte verso il Sud America. Nel 2021, il governo spagnolo erogò 53 milioni di euro di fondi pubblici per evitarne il fallimento. Secondo il giudice istruttore, una parte di quei soldi sarebbe finita nelle tasche di Zapatero attraverso una rete di società intermediarie costruita per nascondere i flussi di denaro.
Due dettagli da tenere a mente:
La presenza di Zapatero nell’intera vicenda è indiretta: non amministra società e non partecipa formalmente a riunioni, ma il suo nome viene citato in numerose intercettazioni telefoniche.
Le indagini sul salvataggio di Plus Ultra erano state aperte per la prima volta nel 2021 e archiviate nello stesso anno, per poi essere riaperte nel 2024 su richiesta di Francia e Svizzera, che stavano investigando una presunta rete di riciclaggio di capitali venezuelani.
Zapatero si è dichiarato innocente e si è rifiutato, finora, di parlare con la stampa: il suo interrogatorio è previsto per il 17 e il 18 giugno.
Il “pensiero magico” applicato alla Spagna


Una breve riflessione su come certi giornali italiani stanno parlando del caso Zapatero e in particolare della collaborazione del Dipartimento di Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS) alle indagini.
Parto dall’inizio, ovvero dal fatto che non è un grande scoop: il riferimento appare a pagina 3 dell’atto di accusa.
La collaborazione è stata anche confermata a Reuters da uno dei portavoci del DHS e riguarda una serie di conversazioni avvenute via messaggio in cui l’imprenditore venezuelano Rodolfo Reyes (che aveva azioni di Plus Ultra) cita Zapatero.
Da questa informazione è stata costruita, da alcuni giornali italiani, ma anche spagnoli, una narrazione del complotto, secondo cui le indagini su Zapatero sarebbero state volute e orchestrate dagli Stati Uniti, e da Trump in particolare.
Peccato che le indagini su Plus Ultra, come abbiamo visto prima, sono iniziate in Spagna nel 2021 e sono state riaperte nel 2024 su sollecito delle autorità francesi e svizzere: Trump non era neanche ancora presidente, all’epoca.
Inoltre, il ruolo del DHS mi sembra limitato: si tratta di una serie di intercettazioni in un atto di accusa in cui appaiono, nel complesso, 60 persone, 40 società e circa 110 movimenti di denaro.
Dal mio punto di vista siamo, di nuovo, come succede da mesi con Sánchez, davanti a un esercizio di “pensiero magico”: preferiamo pensare che la (nostra cara e progressista) Spagna sia vittima di un complotto internazionale invece che pensare che sia un Paese come altri, un Paese reale con problemi reali, e aspettare che le indagini facciano il loro corso.
Resistere è vincere?
Per il momento, Sánchez si appella alla presunzione di innocenza di Zapatero, assicura la massima collaborazione alle indagini da parte del Psoe e ribadisce la volontà di arrivare alla fine della legislatura (che termina nel 2027).
Il centrodestra non ha i numeri per presentare una mozione di censura e far cadere il governo, mentre il resto dei partiti che sostengono l’esecutivo stanno prendendo tempo.
Secondo il giornalista politico Carlos E. Cué, infatti, nessun partito, in questo momento, vuole prendersi la responsabilità di far cadere il governo Sánchez e aprire le porte, dopo le elezioni, allo scenario più probabile, cioè un governo di coalizione tra il centrodestra e l’estrema destra.
Come ho scritto su Appunti, “resistere, e quindi vincere, come insegna Negrín, per Sánchez significa oggi mantenere la calma mentre tutto intorno a lui si muove sempre più velocemente, in direzioni sempre più inaspettate”.
Per approfondire:
Il mio lavoro e quello di tante altre giornaliste e giornalisti si basa, molto spesso, a sua volta, sul lavoro di altre colleghe e colleghi: in questo periodo non è mai stato così utile quello dei siti di fact-checking Newtral e Maldita.es.
Negli ultimi giorni ho parlato di questa fitta galassia di casi giudiziari anche su Newzgen, Giornale Radio e Radio24.
📚 La Spagna è diversa: ne parliamo insieme?
Oggi, venerdì 5 giugno presento il libro a Barcellona, alle 19h alla libreria Le Nuvole: con me ci sarà Alice Orrù, amica e autrice della newsletter Ojalá.
Tra fine giugno e inizio luglio sarò in Piemonte e Lombardia (e forse anche in Emilia-Romagna!) per altre presentazioni, appena ho qualche dettaglio in più aggiorno questa sezione.
Se ti fa piacere ospitarmi, scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
🗞️Rassegna stampa:
Cavaglià parte dallo slogan franchista del 1959, Spain is different, per raccontare una Spagna attraversata da trasformazioni profonde e ancora aperte. «Osservo un dialogo molto stretto tra i movimenti sociali e la politica istituzionale di centrosinistra in vari ambiti, dal femminismo ai diritti delle persone migranti». Tuttavia, «la politica istituzionale tende a prendersi i meriti quando questo dialogo porta a misure concrete e positive».
Grazie a Federica Pennelli per la bella recensione che ha fatto del libro su Domani.
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Roberta




