Ciao!
Questa è Ibérica – Una finestra sull’altra penisola, la newsletter che una volta a settimana ti porta in Spagna e Portogallo senza prendere l’aereo.
Nelle puntate precedenti: la storia della prima vittima dell’ETA (che alla fine non lo era) e le reazioni dei cittadini in Spagna e Portogallo all’intercettazione della Global Sumud Flotilla.
In questa: cosa è successo dopo, in strada e in parlamento, chi è tornato a casa e cosa farò per mantenere alta l’attenzione su Gaza (nel mio piccolo).
Iniziamo!
In Spagna

Sabato scorso si sono tenute le più grandi manifestazioni a sostegno della Palestina degli ultimi due anni, con proteste in 70 città diverse. La più partecipata è stata quella di Madrid (100mila persone secondo il governo, 500mila secondo gli organizzatori).
Tutti i membri di nazionalità spagnola della Global Sumud Flotilla sono tornati a casa, tranne Reyes Rigo, ancora in arresto con l’accusa di aver morso un’infermiera del carcere di Ketziot.
Israele ha intercettato anche le barche della Freedom Flotilla, partite circa due settimane fa da Otranto e Catania. A bordo c’erano 150 persone provenienti da 30 Paesi diversi, di cui otto di nazionalità spagnola. Nessuna di loro è ancora tornata a casa.
Qualche dato interessante dall’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto 40dB: la maggioranza della popolazione spagnola (56,7%) considera un “genocidio” quello che sta succedendo a Gaza e meno dell’11% lo considera una “risposta militare legittima” gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Più di metà del campione è favorevole alla soluzione dei due Stati (57,5%), all’offerta di aiuti umanitari (77,2%), al dispiegamento di truppe di pace (66,7%), all’imposizione di sanzioni (65,2%) e all’embargo sulle armi a Israele (58,7%).

Il primo ministro Pedro Sánchez ha espresso il suo sostegno all’accordo di pace proposto dal presidente statunitense Donald Trump: il resto della sinistra spagnola non l’ha presa molto bene.
Il parlamento ha approvato il divieto di commercio di materiale militare con Israele: le uniche formazioni a opporsi sono state il Partido Popular (centrodestra) e Vox (estrema destra). Anche a sinistra il decreto ha raccolto molti malumori, soprattutto perché contiene una clausola che permette eccezioni per “interessi generali nazionali”, ma alla fine la legge ha raccolto anche i loro voti a favore.
Mercoledì 15 ottobre i sindacati spagnoli hanno organizzato uno sciopero generale di 24h.
In Portogallo
Anche i quattro membri della Global Sumud Flotilla di nazionalità portoghese sono tornati a casa. Ora però dovranno rimborsare lo Stato per le spese sostenute.
Il governo ha aperto un’indagine sull’autorizzazione che è stata data a tre caccia statunitensi venduti a Israele di fare scalo nella base militare di Lajes, nelle Azzorre.
Di Palestina si parla ben poco negli ultimi giorni sui giornali portoghesi, soprattutto perché domenica ci sono le elezioni locali in tutto il Paese.
E adesso?
E adesso l’idea è quella di mantenere alta l’attenzione sul genocidio a Gaza e sull’impatto che ha sulla politica e sulla società in Spagna e Portogallo.
Il miglior modo che è mie venuto in mente è questo: dedicare, in ogni newsletter, uno spazio a notizie e a suggerimenti di approfondimento.
Una rubrica fissa che possa aiutarti a tenere d’occhio le decisioni prese dallo Stato europeo che finora si è dimostrato più duro con Israele (la Spagna).
E anche un luogo dove trovare consigli di lettura e ascolto con punti di vista più variegati rispetto a quelli della stampa italiana mainstream.
Che ne pensi?
Mentre ci rifletti, per questa settimana ti consiglio di recuperare questo episodio realizzato dal giornale elDiario.es in collaborazione con Las Raras, un duo indipendente che produce podcast di non fiction.
La storia che raccontano è quella di Kayed Hammad, il produttore gazawi che negli ultimi anni ha aiutato centinaia di giornalisti e giornaliste ispanofoni a raccontare la vita a Gaza, finché non è toccato a loro aiutare lui e la sua famiglia a sfuggire al genocidio:
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