Quattro grafici per capire meglio la Spagna
Monarchia, immigrazione, diritti LGBTQIA+, mercato del lavoro e anche una bonus track inaspettata
Ciao!
Questa è Ibérica – Una finestra sull’altra penisola, la newsletter che una volta a settimana ti porta in Spagna e Portogallo senza prendere l’aereo.
Nelle puntate precedenti: la storia dei primi locali LGBTQIA+ spagnoli e una città progettata da (e per) bambine e bambini.
In questa: una rassegna dei miei ultimi lavori a tema Spagna per SKYTG24 e qualche riflessione sulle presentazioni del mio primo libro.
Iniziamo!
La monarchia spagnola (non) sta benissimo
Da maggio in poi ho presentato La Spagna è diversa in oltre una decina di luoghi (librerie, festival, assemblee, anche rifugi di montagna!).
Una delle domande più ricorrenti, a prescindere dal posto, riguarda la monachia spagnola: come sta? Come funziona? Che ne pensa la popolazione? Una ricerca dell’università di Murcia mi ha aiutato a rispondere:
La Spagna è l’unico Paese in cui la monarchia non gode del favore di oltre la metà della cittadinanza.
Alla domanda diretta su quale forma di governo preferirebbero, la popolazione è ancora una volta l’unica a scegliere la repubblica in oltre la metà dei casi, mentre in nessun altro Paese le persone repubblicane superano un terzo del totale.
I motivi sono principalmente due:
Gli anni della prima (1873-73) e seconda repubblica (1931-39), i quattro decenni di dittatura franchista (1939-75) e il fatto che sia stata proprio il regime a reinstaurare la monarchia hanno lasciato un segno profondo nella percezione della cittadinanza.
Un’altra variabile è l’impatto sull’opinione pubblica degli scandali finanziari e sessuali che hanno coinvolto il re emerito Juan Carlos I.
Un dato interessante: il giudizio complessivo sulla monarchia spagnola sfiora la sufficienza senza mai raggiungerla in tutte le variabili misurate, mentre va leggermente meglio quello che riguarda nello specifico re Felipe VI.
Per approfondire:
L’articolo completo: Le monarchie europee godono di buona salute, tranne quella spagnola;
Dall’archivio di Ibérica:
Perché la Spagna cresce e l’Italia no
Altro tema molto sentito (più da parte di relatori e relatrici che dal pubblico) è l’andamento dell’economia spagnola. Nel libro ho dedicato un intero capitolo al tema del lavoro e della ridefinizione del modello economico spagnolo.
Di recente, l’Istat ha incluso nel suo Rapporto annuale una sezione che confronta i risultati di Spagna e Italia. Tra gli elementi che il report non considera e che secondo me sono invece fondamentali c’è il ruolo della riforma del lavoro del 2021, il cui impatto risulta evidente in questo grafico:
Come mi ha spiegato Manuel Hidalgo, professore di Economia applicata all’Università Pablo de Olavide di Siviglia, uno degli esperti che ho intervistato per scrivere il libro, la misura ha avuto un impatto enorme, anche se difficile da quantificare: “con un contratto a tempo determinato è raro, se non impossibile, ottenere un prestito o un mutuo: con uno a tempo indeterminato, puoi farlo”.
Il lato meno conosciuto della Spagna LGBTQIA+
Nella 18esima edizione della Rainbow Map di ILGA-Europe, una classifica che valuta 49 Paesi europei in base a leggi e politiche per le persone LGBTI+, la Spagna conquista per la prima volta il primo posto, interrompendo il decennio di leadership di Malta.
Come ho riportato nell’articolo per SKYTG24:
Secondo la Federazione LGTBI+ spagnola, il 44% delle persone che fanno parte della comunità dichiara di aver subito almeno un episodi di discriminazione, molestie o aggressione negli ultimi dodici mesi. Per circa la metà delle vittime non si tratta di episodi isolati, anzi: dichiarano di aver vissuto queste situazioni più di tre volte negli ultimi cinque anni. Le persone trans, le donne lesbiche e le persone non binarie sono le più colpite.
Per approfondire:
La (deludente) campagna ufficiale per il mese del Pride 2026 della città di Madrid.
Dall’archivio di Ibérica:
E se la Spagna cambiasse idea sulle persone migranti?
“Spagna, 2075. Il Paese festeggia i cento anni dalla morte del dittatore Francisco Franco. Ma anche, i cinquant’anni da quando ha scelto di inasprire le sue politiche migratorie. Secondo un rapporto Oficina Nacional de Prospectiva y Estrategia, un ente che dipende dal governo spagnolo che si occupa di analizzare tendenze e progettare strategie future, se questo fosse davvero lo scenario futuro, la popolazione spagnola avrebbe poco da festeggiare”.
Inizia così uno degli ultimi pezzi che ho scritto per SKYTG24 su questa sliding door del futuro della Spagna.
In caso di una riduzione dei flussi del 30%, la Spagna perderebbe 9 milioni di persone in età lavorativa e con loro circa un terzo delle aziende agricole, 90mila bar e ristoranti e 48mila classi di scuola primaria e secondaria. La carenza di medici specialisti allungherebbe le liste d’attesa e aumentato i pazienti per dottore del 4%. Ogni contribuente dovrebbe versare circa duemila euro in più per mantenere in piedi il sistema pensionistico.
Bonus track: i tori!
Anche questa, una domanda arrivata dal pubblico durante una presentazione: come sta la corrida in Spagna? Rispondo così:
Le presentazioni riprendono a settembre: se ti fa piacere ospitarmi, scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
👋 È tutto per oggi!
Se non l’hai ancora fatto, iscriviti a Ibérica: esce una volta a settimana e dentro trovi pezzi di approfondimento, rassegne stampa e contenuti selezionati da Spagna e Portogallo.
A presto,
Roberta










