La Stonewall spagnola
Il 24 giugno 1971 una retata mise fine all'epoca d'oro del Pasaje Begoña, il luogo dove aprirono i primi locali LGBTQIA+ spagnoli: oggi, il governo ha stanziato fondi del PNRR per valorizzare la zona
Ciao!
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Nelle puntate precedenti: il dibattito sul destino del monumento più visitato in Spagna e una breve storia della stregoneria portoghese.
In questa: un momento fondamentale, anche se poco conosciuto, della storia della Spagna.
Iniziamo!
“Ho visto agenti di polizia con mitragliatrici in spalla portarsi via le persone con la forza. Avevano bloccato le uscite della galleria. Se le altre volte potevi provare a scappare, questa no”.
È il 24 giugno del 1971 ed è quasi mezzanotte a Torremolinos, in provincia di Malaga, quando Ramón Cadenas assiste a una retata che metterà fine a un’epoca.
Il suo locale, il bar Gogó, si trovava a uno degli estremi del Pasaje Begoña, una galleria coperta dove, dall’inizio degli anni Sessanta in poi, avevano aperto i primi locali LGBTQIA+ in Spagna.
“All’improvviso ho visto arrivare tre furgoni enormi. Ho chiuso le porte e spento la musica”, ha raccontato Cadenas, uno dei pochi testimoni dell’operazione di polizia che portò all’arresto di un centinaio di persone e alla chiusura di una decina di stabilimenti.
Da quel momento, né la galleria, né l’intera città di Torremolinos sono state le stesse.
I suoi locali hanno smesso di essere un rifugio per le persone dissidenti provenienti dal resto del Paese e dal mondo (così come per numerose celebrità dell’epoca, da John Lennon ad Amanda Lear).
Ma dall’anno scorso, grazie ai fondi del PNRR, il Pasaje Begoña potrebbe tornare a essere quello che era. O almeno, essere riconosciuta per quello che è: la Stonewall spagnola.

Tre anni prima, il 28 giugno 1969, ci fu un’altra retata, a più di 5mila chilometri di distanza: a essere colpito fu lo Stonewall Inn, uno dei pochi locali che le persone LGBTQIA+ potevano frequentare a New York.
Non fu un’operazione come le altre, anzi: portò a sei giorni di scontri con la polizia e alla nascita di quello che ogni conosciamo come Pride, inteso come manifestazione per il riconoscimento dell’identità, dei diritti e della dignità della comunità.
In Spagna, nonostante i locali del Pasaje Begoña fossero simili allo Stonewall Inn, le cose andarono diversamente.
Il motivo principale è il ruolo cruciale che aveva il turismo nel salvare la Spagna franchista dalla bancarotta (una delle mie ossessioni: ne ho scritto qui, qui e nel libro).
E non di un turismo qualsiasi, ma di quello che si conosce come turismo delle quattro esse: sun, sea, sand, sex. Ovvero: sole, mare, sabbia e sesso.

In questo senso, come ha spiegato in un’intervista José María Valcuende, professore di antropologia sociale dell’Università Pablo de Olavide di Siviglia:
“La dittatura, in un momento in cui cominciava a essere riconosciuta a livello internazionale, aveva bisogno di trasmettere un’immagine positiva e per questo allentò i controlli nelle zone turistiche. Se a ciò si aggiunge la sua posizione strategica, vicina alle basi americane, al Nord Africa e a Gibilterra, in un luogo paradisiaco, si hanno tutti gli elementi che ci aiutano a comprendere l’importanza di Torremolinos in quel periodo. (...) Ma, al di là di tutto ciò, Torremolinos rappresentava, rispetto ad altre località spagnole, quella che molti hanno definito un’isola di libertà, un aspetto che emergeva in modo particolare nel Pasaje Begoña”.
In quella galleria a forma di L, turisti provenienti dal Nord Europa, e quindi da contesti molto più aperti della Spagna franchista, decisero di aprire i primi bar notturni. Poco tempo dopo, alcune persone del luogo iniziarono a fare lo stesso.
Torremolinos diventò un mondo a parte. “Chi veniva da Malaga si cambiava prima di arrivare qui, si vestivano ‘da Torremolinos’, ovvero in maniera molto più colorata ed europea”, ha ricordato Cardenas.
E il Pasaje Begoña diventò il centro di quel mondo. Un universo con i suoi codici: se un cameriere avvistava un agente, gli uomini si precipitavano a ballare con le donne e viceversa.
“Prima di quella notte mi avevano già arrestato circa ottanta volte”, ha aggiunto Cardenas. “Ti portavano in commissariato e ti facevano 3mila pesetas di multa. La chiamavo la ‘tassa rivoluzionaria’: lo facevano per intascarsi soldi”.
Ma dopo quasi dieci anni di splendore (e di saltuarie retate), nel 1971 la posta in gioco per il franchismo era diventata troppo alta.

A lungo, il regime aveva evitato di adottare la linea dura a Torremolinos per non spaventare la gallina dalle uova d’oro (ovvero i turisti).
Ma all’inizio degli anni Settanta cambiano molte cose. Una su tutte, la legge. Come ho riassunto in La Spagna è diversa:
“Durante la dittatura franchista, l’omosessualità viene punita prima attraverso una riforma della Ley de Vagos y Maleantes, nel 1954, con la reclusione in campi di lavoro o l’allontanamento forzato dal luogo di origine, e poi attraverso la Ley sobre peligrosidad y rehabilitación social del 1970, che alle pene precedenti aggiunge fino a cinque anni di carcere o internamento in un manicomio”.
Non solo: come ha ricordato Valcuende, cambia la stessa Torremolinos:
“[La città] iniziò ad attrarre il turismo di massa: di conseguenza, la visibilità del Pasaje Begoña aumentò e la sua esistenza divenne più difficilmente giustificabile. Allo stesso tempo, Torremolinos smise di essere il centro emblematico del turismo a vantaggio di altre località. (...) Un ultimo fattore che viene segnalato in diverse interviste sarebbe legato al ruolo di primo piano del governatore civile di Malaga, al quale non piaceva affatto l’atmosfera che si respirava nel Pasaje Begoña”.
La retata del 24 giugno 1971 portò all’arresto di 114 persone e all’identificazione di circa 300, molte delle quali furono multate. Gli stranieri vennero deportati: la notizia finì tra le pagine di giornali inglesi e tedeschi come The Sunday Times e Der Spiegel.
Alla chiusura dei locali del Pasaje seguì quella di altri bar e discoteche della zona. La festa si spostò altrove, soprattutto a Ibiza e Marbella. “Me ne andai in Germania perché l’atmosfera e le persone con cui lavoravo erano scomparse e non sarebbero più tornate”, ha raccontato Cadenas.
Dagli anni Ottanta in poi, la comunità LGBTQIA+ di Torremolinos è tornata a farsi sentire: il Pasaje, però, è rimasto a lungo abbandonato o popolato da locali ben diversi da quelli di un tempo, come agenzie immobiliari o di viaggi.
Dal 2019, le cose hanno iniziato a cambiare, soprattutto grazie agli sforzi dell’Asociación Pasaje Begoña. Sette anni fa, infatti, la galleria è entrata nella International Coalition of Sites of Conscience, una coalizione che riunisce luoghi fondamentali per la storia dei diritti umani, ed è stata gemellata con lo Stonewall Inn.
Sempre nel 2019, il parlamento spagnolo l’ha riconosciuta come luogo della memoria storica. Due anni dopo, le Poste hanno dedicato un francobollo commemorativo al cinquantesimo anniversario della retata del Pasaje Begoña.
Nel 2025, il governo ha annunciato che destinerà 2,2 milioni di euro di fondi del Plan de Recuperación, Transformación y Resiliencia (PNRR) al recupero del Pasaje Begoña e della zona circostante. Nello specifico, gli interventi di miglioramento o ristrutturazione riguardano 105 case e 1.096 metri quadrati di locali commerciali.
Una decisione storica, come ha sottolineato Valcuende, per almeno due motivi:
“Valorizzare la nostra memoria democratica ci permette di riconoscere un passato solitamente colonizzato da storie che provengono dal mondo anglosassone. Sono storie importanti, ma non sono le uniche.
Allo stesso tempo, a volte tendiamo a pensare alle persone LGBTQIA+ come vittime: in molti casi lo sono state, ma non sono state solo questo.
La storia del Pasaje Begoña rende visibili uomini e donne che resistono alla repressione, vivono, amano, ballano e occupano lo spazio pubblico, anche nei periodi più duri della dittatura”.
Per approfondire:
Un fumetto sulla storia del Pasaje Begoña realizzato con il sostegno del Ministero dell’Uguaglianza, da scaricare e leggere gratis (in spagnolo).
Nel 1962 apre a Torremolinos Tony’s Bar, il primo bar gay della Spagna: sei anni dopo, apre il primo locale per lesbiche, il Pourquoi Pas. Menzione d’onore per The Blue Note, un altro locale del Pasaje Begoña inaugurato nel 1965 da Pia Beck, una delle migliori pianiste jazz del Novecento, insieme alla compagna Marga Samsonowski: puoi leggere la sua storia qui (in spagnolo).
Nel 2026, la Spagna ha conquistato per la prima volta il primo posto della Rainbow Map, la classifica annuale di ILGA-Europe che valuta 49 Paesi europei in base a leggi e politiche per le persone LGBTI: ne ho scritto per SKYTG24 qui.
Bello il Pride in città, ma che succede in provincia? Questa mappa interattiva raccoglie tutte le iniziative LGBTQIA+ che si celebrano nelle zone rurali della Spagna per sfatare il mito della campagna come uno spazio omogeneo e conservatore.
Due prodotti audiovisivi molto LGBTQIA+ e molto andalusi: Te estoy amando locamente, un film che racconta la storia del Movimiento Homosexual de Acción Revolucionaria, il gruppo che ha portato all’organizzazione del primo Orgullo (Pride in spagnolo) della regione, che si è tenuto nel 1978 a Siviglia. Si può noleggiare su Prime Video, dove lo trovi con il titolo Love & Revolution:
Una perra andaluza, una delle migliori serie tv che ho visto ultimamente (la trovi su Filmin) e che il giornalista Octavio Salazar riassume benissimo così:
“Sebbene la serie ci faccia ridere e sorridere, questa produzione così andalusa, nel senso migliore del termine, non rinuncia a mostrarci il lato più amaro delle identità in bilico (...). E tutto questo in case piccole e modeste, dove i personaggi non stappano una bottiglia di vino al rientro, dove non vediamo scaffali pieni di libri forse mai aperti e dove non ci sono né bagni giganteschi, né letti che sembrano tappeti volanti. Al contrario, in questa serie percepiamo gli odori della precarietà, la ruvidità delle lenzuola economiche e, naturalmente, quell’affetto che intesse i legami affettivi scelti, così importanti per i soggetti non normativi”.
Ultimo, ma non per importanza, il videopodcast Está el horno para bollos, che si definisce “uno spazio dove le donne lesbiche e bisessuali possono sentirsi rappresentate, ascoltate e, soprattutto, celebrate” (!) prodotto da RTVE, la televisione pubblica spagnola (!!): se non sai da dove iniziare, uno dei miei episodi preferiti è questo (trovi tutti gli episodi su Youtube).
📚 La Spagna è diversa: ne parliamo insieme?
Martedì 30 giugno presento il libro a Cardano al Campo (Varese): ci vediamo alle 21:15 al circolo Quarto Stato;
Mercoledì 1 luglio alle 18:30 mi trovi alla Biblioteca di Vinovo (Torino);
Giovedì 2 luglio parlo del libro al circolo Margot di Carmagnola (Torino): iniziamo alle 21h;
Domenica 5 luglio sono alla Festa dell’Unità di Monza: la presentazione è alle 18h allo spazio Libraccio insieme all’autore Franz Foti (qui il programma completo);
Se sopravvivo, lunedì 6 luglio sarò a Roma: appuntamento alla libreria L’Altracittà alle 18:45, con me ci sarà il giornalista Simone Cosimi.
Se ti fa piacere ospitarmi (da settembre in poi), scrivimi a rob.cavaglia@gmail.com.
👋 È tutto per oggi!
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A presto,
Roberta





Plumas de pueblo, me encanta 😍
(Nota: il nostro amato vlodcast Está el horno para bollos è disponibile liberamente anche su YouTube!)
Super interessante! Grazie