A Lisbona, un collettivo rivendica il diritto della popolazione allo spazio pubblico posizionando panchine fatte a mano e vecchie sedie alle fermate del bus e nelle piazze
“Abbiamo il diritto di sederci. Di sederci in spazi che non sono destinati al consumo. Vogliamo sederci e parlare, riposare, giocare, mangiare, leggere. Usiamo lo spazio pubblico come luogo di passaggio, quando invece è anche un luogo in cui stare.” Che meraviglia questa dichiarazione! Qui negli Stati Uniti la panchina pubblica — come tanto del “pubblico” in senso lato — è un concetto praticamente inesistente. È impossibile trovare un posto dove sedersi a fare due chiacchiere che non richieda l’acquisto di qualcosa. Ho sempre pensato all’aspetto socioculturale di questa differenza (in Italia magari non ci sono così tante panchine pubbliche, ma sicuramente di più), ma non avevo mai inquadrato la questione in maniera così profonda e articolata. Grazie per averci fatto conoscere questo collettivo e la realtà in cui si colloca.
Di nulla, anche per me è stata una bellissima scoperta. Se ti vuoi radicalizzare (in senso buono :)) ti consiglio davvero tanto La città femminista di Leslie Kern!
Ci sono pochissimi “terzi luoghi” in Portogallo, e specialmente a Lisbona. Manca la cultura dell’associazionismo, del centro sociale - presentissimo invece in certe comunità di stranieri residenti che usano gli spazi pubblici per riunirsi (pachistani in Martin Moniz, centroafricani in Largo Sao Domingo’s) con piccoli banchetti informali, cibo, musica, chiacchiere e sport.
I ricchi non prendono i mezzi pubblici (solo il metro, ci sono persone che non sono nemmeno mai salite su un autobus) che sono un po’ come a Roma, random.
JCDecaux ha letteralmente infestato la città con pannelli luminosi che distraggono - a mio parere.
La storia delle panchina è una disgrazia pubblica, e la classe politica responsabile per questa svendita dello spazio pubblico e questo renderlo sempre più ostile.
Grazie per aver aggiunto un po' di contesto, Sara! Come dici tu, credo che ci siano tanti motivi e due di quelli che sottolinei mi sembrano importanti: l'associazionismo e la politica (penso in particolare alla politica locale, al potere di un sindaco o di una sindaca di plasmare il volto e un po' l'essenza di una città)
Ma che bella questa puntata, è un tema che sento molto vicino quello della vivibilità urbana per tuttə.
Credo che un sistema di panchine diffuse capillarmente sia fondamentale in ogni paese, quartiere, città: danno comfort alle persone e le avvicinano; e lo stesso vale per gli alberi, che in più offrono ombra, frescura e senso di benessere.
Grazie mille! È un tema che interessa tantissimo anche me e credo sia anche molto sottovalutato (ed è un mix di trasferimento a Barcellona e lettura di La città femminista ad avermi fatto aprire gli occhi). Gli alberi, come dici tu, sono un’altra grande cartina tornasole, ma anche le fontanelle e i bagni pubblici, ad esempio
D'accordissimo con te anche su fontanelle e bagni pubblici!
Servono tutte quelle cose che possono a farci sentire a casa anche stando siamo all'aperto, perché di fatto quella è la casa più grande che c'è, e ci abitiamo tuttə.
“Abbiamo il diritto di sederci. Di sederci in spazi che non sono destinati al consumo. Vogliamo sederci e parlare, riposare, giocare, mangiare, leggere. Usiamo lo spazio pubblico come luogo di passaggio, quando invece è anche un luogo in cui stare.” Che meraviglia questa dichiarazione! Qui negli Stati Uniti la panchina pubblica — come tanto del “pubblico” in senso lato — è un concetto praticamente inesistente. È impossibile trovare un posto dove sedersi a fare due chiacchiere che non richieda l’acquisto di qualcosa. Ho sempre pensato all’aspetto socioculturale di questa differenza (in Italia magari non ci sono così tante panchine pubbliche, ma sicuramente di più), ma non avevo mai inquadrato la questione in maniera così profonda e articolata. Grazie per averci fatto conoscere questo collettivo e la realtà in cui si colloca.
Di nulla, anche per me è stata una bellissima scoperta. Se ti vuoi radicalizzare (in senso buono :)) ti consiglio davvero tanto La città femminista di Leslie Kern!
Ci sono pochissimi “terzi luoghi” in Portogallo, e specialmente a Lisbona. Manca la cultura dell’associazionismo, del centro sociale - presentissimo invece in certe comunità di stranieri residenti che usano gli spazi pubblici per riunirsi (pachistani in Martin Moniz, centroafricani in Largo Sao Domingo’s) con piccoli banchetti informali, cibo, musica, chiacchiere e sport.
I ricchi non prendono i mezzi pubblici (solo il metro, ci sono persone che non sono nemmeno mai salite su un autobus) che sono un po’ come a Roma, random.
JCDecaux ha letteralmente infestato la città con pannelli luminosi che distraggono - a mio parere.
La storia delle panchina è una disgrazia pubblica, e la classe politica responsabile per questa svendita dello spazio pubblico e questo renderlo sempre più ostile.
Grazie per aver aggiunto un po' di contesto, Sara! Come dici tu, credo che ci siano tanti motivi e due di quelli che sottolinei mi sembrano importanti: l'associazionismo e la politica (penso in particolare alla politica locale, al potere di un sindaco o di una sindaca di plasmare il volto e un po' l'essenza di una città)
La resistenza attraverso una sedia, messaggio potentissimo! Grazie per questo bellissimo articolo.
Grazie a te per averlo letto :)
Ma che bella questa puntata, è un tema che sento molto vicino quello della vivibilità urbana per tuttə.
Credo che un sistema di panchine diffuse capillarmente sia fondamentale in ogni paese, quartiere, città: danno comfort alle persone e le avvicinano; e lo stesso vale per gli alberi, che in più offrono ombra, frescura e senso di benessere.
Grazie mille! È un tema che interessa tantissimo anche me e credo sia anche molto sottovalutato (ed è un mix di trasferimento a Barcellona e lettura di La città femminista ad avermi fatto aprire gli occhi). Gli alberi, come dici tu, sono un’altra grande cartina tornasole, ma anche le fontanelle e i bagni pubblici, ad esempio
D'accordissimo con te anche su fontanelle e bagni pubblici!
Servono tutte quelle cose che possono a farci sentire a casa anche stando siamo all'aperto, perché di fatto quella è la casa più grande che c'è, e ci abitiamo tuttə.