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Avatar di Enrica Nicoli Aldini

“Abbiamo il diritto di sederci. Di sederci in spazi che non sono destinati al consumo. Vogliamo sederci e parlare, riposare, giocare, mangiare, leggere. Usiamo lo spazio pubblico come luogo di passaggio, quando invece è anche un luogo in cui stare.” Che meraviglia questa dichiarazione! Qui negli Stati Uniti la panchina pubblica — come tanto del “pubblico” in senso lato — è un concetto praticamente inesistente. È impossibile trovare un posto dove sedersi a fare due chiacchiere che non richieda l’acquisto di qualcosa. Ho sempre pensato all’aspetto socioculturale di questa differenza (in Italia magari non ci sono così tante panchine pubbliche, ma sicuramente di più), ma non avevo mai inquadrato la questione in maniera così profonda e articolata. Grazie per averci fatto conoscere questo collettivo e la realtà in cui si colloca.

Avatar di Sara

Ci sono pochissimi “terzi luoghi” in Portogallo, e specialmente a Lisbona. Manca la cultura dell’associazionismo, del centro sociale - presentissimo invece in certe comunità di stranieri residenti che usano gli spazi pubblici per riunirsi (pachistani in Martin Moniz, centroafricani in Largo Sao Domingo’s) con piccoli banchetti informali, cibo, musica, chiacchiere e sport.

I ricchi non prendono i mezzi pubblici (solo il metro, ci sono persone che non sono nemmeno mai salite su un autobus) che sono un po’ come a Roma, random.

JCDecaux ha letteralmente infestato la città con pannelli luminosi che distraggono - a mio parere.

La storia delle panchina è una disgrazia pubblica, e la classe politica responsabile per questa svendita dello spazio pubblico e questo renderlo sempre più ostile.

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